Un neonato di appena dieci giorni sarebbe stato sottoposto a circoncisione in un’abitazione privata, su un tavolo della cucina. È questo il quadro al centro di un’indagine che coinvolge un cardiologo bresciano, denunciato dai carabinieri del Nas con l’ipotesi di esercizio abusivo della professione e di ulteriori interventi illegali eseguiti fuori dai canali sanitari autorizzati.
La vicenda, emersa in questi giorni, riporta l’attenzione su un fenomeno che negli anni ha sollevato preoccupazione anche nell’area milanese e nell’hinterland: prestazioni mediche richieste al di fuori di studi, ambulatori e ospedali, spesso in contesti informali e senza le condizioni igienico-sanitarie necessarie. Nei casi più delicati, quando si parla di neonati o bambini molto piccoli, il rischio non è solo quello di complicazioni immediate, ma anche di infezioni, emorragie e ritardi nell’assistenza in caso di emergenza.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’intervento contestato sarebbe avvenuto in un ambiente domestico, lontano dalle strutture previste per procedure di questo tipo. Il sospetto degli inquirenti è che non si tratti di un episodio isolato, ma che possano esistere altre operazioni effettuate in modo clandestino, probabilmente nell’ambito di richieste provenienti da famiglie alla ricerca di una soluzione rapida, economica o considerata più “riservata”.
Il tema tocca anche Milano, dove la domanda di assistenza sanitaria privata e la presenza di comunità con tradizioni diverse rendono importante distinguere con chiarezza tra percorsi medici regolari e pratiche improvvisate. In città, soprattutto nei mesi estivi, quando molti professionisti rallentano l’attività e le famiglie si spostano tra ferie, weekend fuori porta e rientri serali in quartieri più tranquilli, aumenta l’attenzione verso tutto ciò che avviene lontano dai presidi ufficiali.
Le autorità sanitarie ricordano che procedure invasive su neonati e bambini devono essere eseguite soltanto da personale abilitato e in contesti idonei, con strumenti sterilizzati, assistenza adeguata e possibilità di intervenire subito in caso di problemi. Quando questo non accade, oltre alla responsabilità penale, possono aprirsi conseguenze pesanti anche sul piano sanitario e amministrativo.
La circoncisione, in particolare, è un intervento che richiede valutazioni preliminari e condizioni precise. Affidarsi a canali non controllati espone i minori a rischi evitabili e rende più difficile ricostruire eventuali complicazioni successive. Per questo i casi che emergono nelle cronache giudiziarie finiscono spesso per accendere un riflettore non solo sulla singola persona indagata, ma anche sulla rete di contatti, richieste e intermediazioni che può avere favorito l’attività fuori legge.
In una fase dell’anno in cui Milano vive tra caldo intenso, spostamenti verso i laghi e serate all’aperto, la notizia richiama anche un altro aspetto: la necessità di non abbassare la guardia su sicurezza e legalità, neppure quando l’attenzione pubblica si concentra su turismo, eventi estivi e ritmi più lenti. Il confine tra assistenza sanitaria e pratiche clandestine resta netto, e le indagini puntano proprio a chiarire quanto estesa possa essere la rete di interventi finiti sotto osservazione.
Per approfondire: Repubblica Milano.