Si è spenta a 106 anni suor Annamaria Perfumo, una delle religiose più longeve e conosciute del territorio milanese. La sua storia, che unisce clausura, insegnamento e capacità di parlare anche ai più giovani, ha colpito molti lettori per un dettaglio insolito e molto contemporaneo: pur vivendo in convento, sapeva usare i social per condividere pensieri, ricordi e piccoli frammenti di vita quotidiana.

La sua vicenda arriva in un momento in cui Milano e l’hinterland si preparano a un fine settimana di piena estate, tra partenze, città più quieta e serate all’aperto. Ed è proprio in questo contesto che la figura di suor Annamaria sembra raccontare qualcosa di attuale: la possibilità di restare in contatto con il mondo anche da un luogo di silenzio, senza rinunciare alla propria vocazione.

Secondo quanto ricostruito, prima di entrare in convento aveva vissuto una lunga stagione da insegnante. Solo più tardi, a 70 anni, aveva scelto di entrare nell’ordine delle Adoratrici del Santissimo Sacramento a Seregno, trasformando radicalmente il proprio percorso di vita. Una scelta tardiva solo in apparenza, perché letta da chi la conosceva come l’esito naturale di una ricerca personale profonda e coerente.

La sua presenza aveva superato i confini della comunità religiosa proprio grazie a uno stile semplice e diretto. In un’epoca in cui il racconto della fede e della quotidianità passa spesso dagli schermi, suor Annamaria aveva saputo abitare i social in modo discreto, senza smettere di essere fedelmente inserita nella dimensione contemplativa della clausura. Un equilibrio raro, che molti hanno trovato sorprendente e insieme autentico.

Per il territorio di Seregno e per l’area milanese, la sua figura resta legata a una memoria fatta di scuola, spiritualità e relazione. Le Adoratrici del Santissimo Sacramento rappresentano da tempo un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza di preghiera e raccoglimento, ma anche un presidio umano che dialoga con il quartiere e con la città più ampia, in una Brianza ormai strettamente intrecciata con Milano.

In giornate come quelle di luglio, in cui la città si svuota in parte e il ritmo rallenta, notizie come questa riportano l’attenzione su biografie che hanno attraversato quasi interamente il Novecento e sono arrivate fino all’era digitale. Suor Annamaria, con la sua lunga vita e il suo modo di comunicare essenziale ma aperto, ha lasciato un segno che va oltre l’ambiente religioso.

La sua storia parla anche di longevità, di scelte compiute in età matura e della capacità di mantenere curiosità verso il presente. Un tratto che spiega perché la sua figura abbia suscitato attenzione ben oltre Seregno, diventando per molti un esempio inatteso di dialogo tra tradizione e contemporaneità.

Per approfondire: Repubblica Milano