La vicenda giudiziaria legata al corteo per Sergio Ramelli del 2019 torna a chiudersi, almeno per ora, con un nuovo pronunciamento favorevole agli imputati. In appello sono state confermate 23 assoluzioni, con la formula secondo cui il fatto non sussiste, in un passaggio che si inserisce nell’ormai lunga sequenza di ricorsi, ribaltamenti e conferme che negli anni ha accompagnato le adunate dell’estrema destra in città.

Per Milano si tratta di una pagina che riporta al centro un tema noto e mai del tutto archiviato: il confine tra commemorazione politica e apologia del fascismo, tra il diritto di manifestare e i limiti fissati dall’ordinamento quando compaiono simboli e gesti vietati. Il corteo in questione risale al 2019 e riguardava le manifestazioni organizzate in memoria di Ramelli, figura da tempo al centro di un forte radicamento simbolico nei circuiti neofascisti.

La decisione dei giudici di secondo grado conferma dunque l’esito del primo giudizio per le persone coinvolte nel fascicolo. Una scelta che, sul piano giuridico, ribadisce come non sia stato riconosciuto un reato nei comportamenti contestati. Sul piano politico e civile, però, la discussione resta aperta, anche perché in città il tema continua a riemergere a ogni nuova ricorrenza o corteo.

Milano vive da anni questa tensione in modo particolarmente evidente: da un lato la memoria storica della Resistenza, delle deportazioni e dell’antifascismo urbano; dall’altro, la presenza periodica di raduni e commemorazioni che riattivano le polemiche e riportano l’attenzione su luoghi simbolici, presidi delle forze dell’ordine e manifestazioni di segno opposto. È un contrasto che non riguarda solo i tribunali, ma anche la percezione della città e il modo in cui vengono vissuti gli spazi pubblici.

Il caso arriva in un venerdì di luglio, mentre la città si svuota a tratti per le partenze del weekend e si prepara a serate più lente, tra dehors, concerti all’aperto e spostamenti verso il mare o i laghi. Proprio in questo periodo, però, la cronaca milanese continua a ricordare che sotto la superficie estiva restano temi identitari molto sensibili, capaci di riaccendersi anche quando l’attenzione collettiva sembra spostarsi altrove.

La sequenza di assoluzioni e condanne che negli anni ha accompagnato episodi simili mostra quanto sia complesso, per la magistratura, distinguere caso per caso tra manifestazione di idee e condotta penalmente rilevante. Ed è anche per questo che ogni nuova decisione viene letta non solo come un esito processuale, ma come un tassello in una controversia più ampia, che riguarda Milano e il suo rapporto con la memoria pubblica.

Nel frattempo, la città va avanti tra il caldo estivo, i primi fine settimana di partenze e una routine che si fa più leggera solo in apparenza. Ma sui fatti di ieri, e sulle loro conseguenze di oggi, resta una domanda che accompagna da tempo il dibattito milanese: come tenere insieme libertà di espressione, rispetto delle leggi e tutela della memoria democratica.

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