Nel pieno dell’estate milanese, quando molti guardano al weekend per lasciare la città o cercare un po’ di verde, a Lacchiarella cresce la mobilitazione contro il progetto di un grande data center previsto al confine con il Parco Agricolo Sud. La protesta, che arriva in un momento in cui il tema dell’impatto ambientale delle infrastrutture digitali è sempre più discusso, ha portato in piazza cittadini e residenti del territorio, preoccupati per le conseguenze su paesaggio, consumo di suolo e risorse energetiche.

Il nodo, per chi si oppone all’intervento, non riguarda soltanto le dimensioni dell’area interessata, ma anche la collocazione scelta: una zona di cintura metropolitana che negli anni è diventata simbolo dell’equilibrio delicato tra sviluppo, agricoltura e tutela del territorio. In un contesto come quello del sud Milano, dove il Parco Agricolo Sud rappresenta una risorsa ambientale e identitaria, il timore è che un insediamento di questo tipo possa alterare in modo pesante il paesaggio e la qualità della vita nelle aree circostanti.

Secondo quanto emerso nel dibattito pubblico, il progetto prevede una superficie molto estesa e, una volta a regime, un fabbisogno energetico elevato. Sono proprio questi numeri a far crescere le perplessità: da un lato l’idea di una struttura strategica per l’economia digitale, dall’altro il rischio di scaricare sul territorio costi ambientali importanti, in una fase in cui Milano e hinterland sono chiamati a fare i conti con caldo intenso, transizione ecologica e consumo responsabile delle risorse.

La protesta di Lacchiarella si inserisce così in una discussione più ampia che tocca diversi comuni dell’area metropolitana. Nei mesi estivi, quando il rapporto con il paesaggio diventa più visibile e sentito, la domanda che arriva da associazioni e residenti è semplice: quanto spazio vogliamo ancora dedicare a nuove infrastrutture ad alta intensità energetica, e a quali condizioni? Il tema non riguarda solo il sud Milano, ma chiunque viva la pianura tra città e campagna e ne percepisca il valore quotidiano.

In questi giorni il dibattito si concentra anche sulla necessità di trovare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità. I data center sono ormai un tassello fondamentale dell’economia contemporanea, ma la loro presenza richiede valutazioni attente su impatto ambientale, rete elettrica, mitigazione paesaggistica e rapporto con il tessuto locale. Per i cittadini mobilitati, però, il punto di partenza resta uno: non si può parlare di progresso se il prezzo è un nuovo consumo di suolo ai margini di un’area protetta o agricola di pregio.

La manifestazione di Lacchiarella, avvenuta in un momento di particolare attenzione verso i temi della vivibilità urbana e periurbana, riflette una sensibilità sempre più diffusa anche nell’hinterland: difendere gli spazi aperti, limitare le trasformazioni irreversibili e chiedere che ogni grande opera sia valutata non solo per la sua utilità tecnologica, ma per l’effetto complessivo sul territorio. Una linea che, con l’estate e le giornate passate tra città, paesi e cascine, appare ancora più legata alla vita concreta di chi abita quest’area.

Per approfondire: Repubblica Milano