Nel pieno dell’estate milanese, tra serate all’aperto, weekend fuori città e telefonini sempre in mano, torna al centro del dibattito il rapporto tra grandi piattaforme e tempo degli utenti. Meta è finita nel mirino dell’Unione europea per il presunto uso di meccanismi di design che renderebbero Instagram e Facebook particolarmente capaci di trattenere le persone online, in contrasto con le regole del Digital Services Act.
La questione non riguarda soltanto la tutela dei consumatori digitali, ma anche un tema economico che tocca da vicino l’intero ecosistema dell’attenzione: pubblicità, raccolta dati, profilazione e modelli di business costruiti sulla permanenza prolungata sulle app. In altre parole, più tempo trascorso sullo schermo significa più spazi vendibili agli inserzionisti e più valore per le piattaforme. Ed è proprio questo equilibrio a essere messo sotto osservazione a Bruxelles.
Secondo l’impostazione europea, il punto non è l’esistenza dei social in sé, ormai parte della quotidianità di milioni di persone, ma il modo in cui alcune funzioni vengono progettate per spingere a scorrere contenuti senza sosta, aprire notifiche, tornare sull’app e restare collegati più a lungo. Un tema che in una città come Milano assume anche una dimensione molto concreta: tra pendolarismo, pause pranzo veloci, smart working e vita sociale frammentata, lo smartphone è spesso il principale punto di contatto con informazione, lavoro e intrattenimento.
Per le imprese digitali, però, il rischio è duplice. Da un lato c’è la pressione regolatoria, con l’Europa sempre più attenta alla trasparenza degli algoritmi e agli effetti del cosiddetto design manipolativo. Dall’altro c’è il possibile impatto reputazionale: nel momento in cui cresce l’attenzione pubblica verso benessere digitale, concentrazione e uso consapevole dei media, le piattaforme devono dimostrare di saper conciliare engagement e responsabilità.
Il quadro si inserisce in un momento in cui il mercato pubblicitario continua a premiare chi riesce a catturare l’attenzione in modo efficace, soprattutto sui dispositivi mobili. Ma proprio questa corsa alla permanenza può diventare un boomerang se le autorità ritengono che l’architettura dei servizi induca comportamenti non pienamente liberi o consapevoli. La possibile sanzione, se confermata all’esito dell’iter europeo, avrebbe un peso simbolico notevole e potrebbe spingere altre grandi piattaforme a rivedere interfacce, notifiche e sistemi di raccomandazione.
Per gli utenti, intanto, il messaggio è chiaro: il dibattito non è più solo su cosa vediamo online, ma su come veniamo portati a restare connessi. E in un venerdì di luglio, con il caldo che invita a uscire e il fine settimana alle porte, la riflessione appare ancora più attuale. Spegnere lo schermo, almeno per qualche ora, non è soltanto una scelta personale: è diventata anche una questione economica e regolatoria.
Per approfondire: Adnkronos Economia