In un’estate in cui Milano alterna giornate di lavoro intenso a serate all’aperto, aperitivi sui Navigli e partenze per il mare o la montagna, il lessico della leadership può sorprendere. Eppure è proprio da lì che è passata la riflessione di Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, che in una lectio magistralis all’Università di Palermo ha raccontato un riferimento inatteso: Scipione l’Africano.
Per Orcel, il condottiero romano è stato un modello fin da ragazzo. Non solo per il peso storico della sua figura, ma per la capacità di guidare uomini segnati da una sconfitta pesante e trasformare una situazione apparentemente compromessa in un risultato nuovo. Un passaggio che, nel linguaggio della finanza e dell’impresa, richiama temi molto attuali: resilienza, fiducia nelle persone, capacità di riorganizzare energie dopo una fase difficile.
Il richiamo al passato non è un esercizio di stile. In un periodo in cui anche il sistema economico milanese deve misurarsi con costi, transizione digitale, sostenibilità e competizione internazionale, l’idea di un comando che non si limita a dirigere ma riesce a ricostruire motivazione suona particolarmente concreta. È un messaggio che parla a chi lavora nelle sedi di piazza Gae Aulenti come nelle piccole e medie imprese dell’hinterland, dove il capitale umano resta spesso l’asset decisivo.
Orcel ha legato il suo racconto anche ai risultati ottenuti dalle persone del gruppo negli ultimi cinque anni, sottolineando il valore di squadre capaci di reagire e ripartire. In una città come Milano, abituata a misurare la propria forza sulla velocità dei mercati e sulla qualità delle competenze, questa chiave di lettura intercetta un sentimento diffuso: la crescita non dipende solo dai grandi numeri, ma dalla capacità di tenere insieme visione, disciplina e affidabilità.
La scelta di citare Scipione l’Africano, figura di strategia e determinazione, ha anche un valore simbolico. Racconta un’idea di leadership che non si esaurisce nell’autorità formale, ma si costruisce sulla credibilità. Ed è una lezione che parla al mondo economico di oggi, nel quale manager e imprese sono chiamati a navigare tra incertezza geopolitica, innovazione tecnologica e pressione sui margini.
Per Milano, capitale finanziaria e imprenditoriale del Paese, questo tipo di riflessione arriva in un momento particolarmente sensibile. L’estate tende a rallentare i ritmi, ma non i dossier: restano aperti i temi del credito, degli investimenti, delle filiere produttive e dell’attrattività internazionale. E proprio in questa fase, quando molti professionisti dividono le giornate tra uffici più vuoti e programmi di vacanza, il richiamo alla responsabilità manageriale mantiene tutta la sua attualità.
Al fondo, la sorpresa di Orcel è meno aneddotica di quanto sembri. In un’epoca di parole d’ordine come performance, intelligenza artificiale e competitività, la citazione di un eroe dell’antichità ricorda che l’economia resta anche una materia umana: fatta di decisioni, coraggio e capacità di dare un senso comune agli sforzi di un’organizzazione.
Per approfondire: ADNKRONOS Economia