Nell’estate milanese, tra giornate calde, serate all’aperto e una città che cerca sollievo nelle aree verdi, il tema delle nature-based solutions entra sempre più spesso nel dibattito economico. Non si tratta solo di un argomento ambientale: riguarda la capacità dei territori di adattarsi meglio al caldo, ridurre gli effetti degli eventi meteo intensi e migliorare la qualità della vita urbana.
Per Milano e per l’hinterland, il punto non è più chiedersi se queste soluzioni funzionino, ma come renderle davvero diffusive. Il principio è semplice: usare processi e infrastrutture ispirati alla natura, come alberature, tetti verdi, parchi, sistemi di drenaggio sostenibile, corridoi ecologici e spazi permeabili, per ottenere benefici concreti su clima urbano, aria, acqua e benessere delle persone.
In un contesto come quello estivo, quando il caldo si fa sentire di più nei quartieri densamente edificati, questo approccio acquista anche un valore economico. Un’area più ombreggiata e vivibile può sostenere il commercio di vicinato, rendere più attrattivi gli spazi pubblici, favorire turismo di prossimità ed eventi serali, oltre a ridurre alcuni costi indiretti legati alla gestione del territorio.
La sfida, però, è la scalabilità. Le soluzioni “verdi” non si moltiplicano da sole: servono investimenti, una pianificazione coerente e tempi di manutenzione chiari. Senza una cornice finanziaria stabile, progetti validi rischiano di restare interventi isolati, utili ma poco incisivi sul sistema urbano nel suo complesso.
È qui che entra in gioco la dimensione economica. Nei grandi centri urbani come Milano, dove si intrecciano mobilità, sviluppo immobiliare, consumo di suolo e domanda di spazi vivibili, le nature-based solutions possono diventare un’infrastruttura strategica. Non solo un costo iniziale, ma un investimento capace di generare ritorni nel medio periodo, soprattutto se integrato nei piani urbanistici e nei programmi di rigenerazione.
Il tema tocca anche il rapporto tra pubblico e privato. Imprese, fondi immobiliari, gestori di servizi e amministrazioni locali sono chiamati a condividere obiettivi e strumenti. Per questo, oltre alla qualità tecnica dei progetti, contano i modelli di governance: chi finanzia, chi realizza, chi mantiene e con quali criteri vengono misurati i risultati.
Per i territori lombardi, dalla città compatta alle aree più periferiche, l’orientamento verso soluzioni basate sulla natura può diventare una risposta concreta a esigenze molto pratiche: contrastare le isole di calore, migliorare la gestione dell’acqua piovana, aumentare la resilienza di quartieri e infrastrutture. In una stagione in cui molti milanesi cercano parchi, dehors e spazi aperti per sfuggire all’afa, la qualità del verde urbano smette di essere un dettaglio e diventa parte della competitività del territorio.
Se la transizione ecologica passa anche dagli equilibri economici, allora il passaggio decisivo riguarda proprio questo: trasformare i benefici ambientali in scelte programmabili, finanziabili e replicabili. È il salto necessario perché le nature-based solutions non restino una buona idea, ma diventino una componente stabile dello sviluppo urbano.
Per approfondire: Adnkronos Economia