In piena estate, con Milano che si svuota a tratti per le partenze e si riempie di serate all’aperto, la cosiddetta blue economy torna al centro del dibattito economico nazionale con un messaggio netto: il mare non è solo turismo o balneazione, ma un sistema produttivo capace di incidere in modo rilevante sulla ricchezza del Paese.

A ricordarlo è Antonello Testa, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare, che ha sottolineato come il comparto generi oltre 224 miliardi di euro e rappresenti una quota significativa dell’economia italiana. Un peso che, al di là dei numeri, segnala la capacità del settore di intrecciare attività diverse: trasporti, logistica, cantieristica, servizi, pesca, turismo costiero e innovazione tecnologica.

Il punto, per Testa, è che l’economia del mare non vive di rendita. Al contrario, deve continuamente aggiornarsi. Ed è qui che entrano in gioco le parole chiave più attuali per imprese e territori: intelligenza artificiale, gemelli digitali, monitoraggio dei processi, uso più efficiente delle risorse. In altre parole, il mare diventa un laboratorio di trasformazione industriale e ambientale.

Per una città come Milano, lontana dalla costa ma centralissima nelle reti economiche del Paese, questo significa più di quanto sembri. Il capoluogo lombardo è un nodo decisivo per finanza, servizi avanzati, progettazione e manifattura: competenze che possono sostenere la filiera marittima, dalla tecnologia per la navigazione alla logistica, fino ai sistemi per la sostenibilità e l’efficienza energetica. L’indotto del mare, infatti, non resta confinato sulle banchine.

In un momento dell’anno in cui molti milanesi cercano un equilibrio tra lavoro, caldo e vacanze brevi, la blue economy ricorda anche quanto il turismo costiero e la mobilità estiva siano parti di un’economia più ampia. Porti, collegamenti, servizi di accoglienza e attività ricreative generano valore e occupazione, ma chiedono anche pianificazione e investimenti per reggere i cambiamenti climatici e la pressione dei flussi stagionali.

La sostenibilità è l’altro pilastro indicato da OsserMare. E non è un dettaglio. La crescita del comparto, infatti, passa sempre più dalla capacità di ridurre l’impatto ambientale, proteggere gli ecosistemi e usare meglio energia e materie prime. È una sfida che riguarda il mare, ma anche le città che lo alimentano con competenze, servizi e domanda di innovazione. Milano, con il suo ecosistema di imprese e ricerca, può giocare un ruolo importante su tecnologie e modelli di sviluppo più responsabili.

Il quadro che emerge è quello di un’economia resiliente, che continua a espandersi ma chiede nuove regole del gioco: investimenti, formazione, digitalizzazione e attenzione all’ambiente. In un’estate in cui il tema della qualità della vita pesa più del solito, la blue economy mostra come crescita e sostenibilità possano andare nella stessa direzione.

Per approfondire: Adnkronos Economia