In un periodo in cui Milano riprende il ritmo pieno tra uffici, cantieri, negozi, eventi e spostamenti quotidiani, il tema della sicurezza nelle imprese torna al centro del dibattito economico. Non solo come voce di costo o capitolo tecnico, ma come elemento strategico per la continuità delle attività, la protezione delle persone e la tenuta complessiva del sistema produttivo.
È questo l’impianto richiamato da AssoCiso, che attraverso la posizione espressa da Kranjec sottolinea la necessità di dare alle figure dedicate alla sicurezza un riconoscimento più chiaro anche sul piano normativo. L’idea è semplice: se la sicurezza è diventata una funzione essenziale per aziende grandi e piccole, allora deve trovare spazio non solo nelle procedure interne, ma anche nelle regole che definiscono responsabilità, competenze e ruoli.
Per un territorio come Milano e il suo hinterland, dove convivono sedi direzionali, distretti logistici, retail, servizi avanzati e una rete fitta di attività professionali, il tema è tutt’altro che astratto. Le imprese si muovono in un contesto complesso, fatto di accessi da controllare, dati da proteggere, flussi di persone da gestire e processi da mettere al sicuro. In questo quadro, il security officer non è più una figura marginale, ma un presidio organizzativo che può incidere sulla resilienza aziendale.
Il messaggio dell’associazione va letto anche alla luce di una trasformazione più ampia. Negli ultimi anni, la sicurezza d’impresa ha ampliato il proprio perimetro: non riguarda soltanto la vigilanza fisica, ma include prevenzione, gestione dei rischi, protezione informatica, tutela dei beni e coordinamento con il management. Un’evoluzione che spinge molte aziende a rivedere il modo in cui strutturano i controlli interni, specie quando la dimensione digitale si intreccia con quella operativa.
Per il mondo produttivo milanese, questo significa confrontarsi con nuove esigenze di competenza. Le imprese cercano professionisti capaci di leggere scenari diversi, di dialogare con le funzioni interne e di anticipare criticità che possono avere effetti economici immediati: interruzioni del servizio, danni reputazionali, rallentamenti nella logistica, inefficienze nei processi. In una città dove il tempo è una risorsa decisiva, ogni vulnerabilità può tradursi in un costo.
La richiesta di AssoCiso punta dunque a valorizzare il ruolo dei security officer anche nel rapporto con istituzioni e regolazione. Non si tratta solo di riconoscimento professionale, ma di costruire un quadro più coerente tra esigenze operative e norme. Quando una funzione è decisiva per prevenire incidenti e ridurre i rischi, sostengono i promotori, è naturale che venga considerata con maggiore attenzione anche dal punto di vista normativo.
Per le aziende, il vantaggio di un approccio più chiaro sarebbe duplice. Da un lato, maggiore certezza sulle responsabilità e sui processi; dall’altro, una migliore capacità di investire in formazione e organizzazione. È un passaggio importante soprattutto in una fase come quella autunnale, quando molte attività ripartono a pieno regime e aumenta la pressione su mobilità, presenze in sede, gestione degli accessi e coordinamento tra reparti.
In prospettiva, il confronto sulla sicurezza d’impresa potrebbe diventare uno dei temi più concreti dell’autunno economico milanese. Non un capitolo accessorio, ma una leva di competitività: perché proteggere persone e processi significa anche difendere la continuità del lavoro, la qualità dei servizi e la capacità delle imprese di affrontare un mercato sempre più esigente.
Per approfondire: Adnkronos Economia