Nel 2025 i lavoratori dipendenti in Italia hanno superato, per la prima volta, la soglia dei 21 milioni. È uno dei dati più significativi emersi dal Rapporto annuale Inps, che fotografa un mercato del lavoro in movimento ma ancora attraversato da fragilità strutturali. Per Milano, città che vive di servizi, innovazione e relazioni con il resto del Paese e con l’estero, il tema è tutt’altro che astratto: riguarda la qualità dell’occupazione, la tenuta del welfare e la capacità di trattenere competenze, soprattutto tra i più giovani.
L’aumento dei dipendenti registrato nell’ultimo anno segna un progresso, ma il quadro resta meno brillante se si guarda alla dinamica del tempo lavorato e alla composizione della forza occupata. Il numero medio di giornate retribuite cresce appena, segno che la ripresa dell’occupazione non sempre coincide con contratti più stabili o con una maggiore continuità lavorativa. È un passaggio che interessa anche il tessuto produttivo milanese, dove convivono grandi imprese, professioni qualificate, logistica, commercio e una quota ampia di servizi legati a turismo, eventi e ristorazione, settori molto attivi proprio in estate.
Un altro elemento centrale riguarda la partecipazione femminile. La quota delle lavoratrici sale solo di poco, restando sostanzialmente ferma. È un dato che conferma quanto il recupero di competitività passi anche dalla capacità di ampliare l’accesso delle donne al lavoro e di migliorare le condizioni di permanenza, carriera e retribuzione. In una metropoli come Milano, dove il lavoro femminile è spesso più presente che altrove ma non ancora pienamente valorizzato, la questione tocca da vicino imprese, servizi pubblici e famiglie.
Il rapporto segnala inoltre oltre 3 milioni di lavoratori stranieri dipendenti, una componente pari a circa un settimo del totale. Si tratta di una presenza decisiva in molti comparti dell’economia nazionale e dell’area milanese, dai servizi alla cura delle persone, dalla ristorazione alla logistica. Anche qui il punto non è soltanto quantitativo, ma qualitativo: formazione, riconoscimento delle competenze e percorsi di integrazione nel mercato del lavoro diventano fattori chiave per la sostenibilità del sistema.
Nel corso della presentazione del rapporto, l’Inps ha richiamato tre grandi sfide per il futuro della previdenza: invecchiamento della popolazione, denatalità e impatto dell’intelligenza artificiale. Tre temi che pesano direttamente sui conti del welfare ma anche sulla struttura del lavoro. L’invecchiamento riduce il peso delle nuove generazioni, la denatalità restringe il bacino dei futuri contribuenti e l’innovazione tecnologica sta cambiando mansioni, competenze e tempi dell’occupazione. Per una città come Milano, che vuole restare competitiva, questo significa investire su formazione continua, politiche per i giovani e strumenti capaci di accompagnare la trasformazione digitale senza lasciare indietro nessuno.
Il messaggio che emerge è chiaro: la tenuta del sistema previdenziale non dipende solo dall’andamento dell’economia, ma dalla qualità della partecipazione al lavoro. Favorire l’ingresso dei giovani, sostenere l’occupazione femminile e valorizzare i lavoratori stranieri non è solo una scelta di equità, ma anche una condizione per rendere più solido il welfare nei prossimi anni. In un venerdì di metà luglio, mentre molti milanesi guardano al weekend e alla città che rallenta tra serate all’aperto e partenze per le vacanze, il rapporto Inps riporta al centro una domanda di fondo: chi e come alimenterà, domani, il sistema che tiene insieme pensioni, diritti e protezione sociale.
Per approfondire: fonte Adnkronos.