Martedì 8 settembre, nel pieno del rientro dopo l’estate, il tema della qualità del lavoro torna al centro del dibattito economico non solo in Emilia-Romagna, ma anche nelle grandi aree metropolitane come Milano, dove imprese, professionisti e dirigenti si misurano ogni giorno con transizione digitale, sostenibilità e competenze da aggiornare.

In questo quadro si inserisce l’adesione della rappresentanza dei manager e delle alte professionalità al Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale dell’Emilia-Romagna. Federmanager e Manageritalia partecipano infatti attraverso Cida, la confederazione che riunisce dirigenti e alte professionalità e che figura tra i firmatari del documento.

Il nuovo Patto aggiorna un percorso avviato anni fa dalla Regione e che oggi punta a tenere insieme sviluppo economico, tenuta sociale e transizione ecologica e digitale. L’idea di fondo è quella di favorire nuovo lavoro e nuove imprese di qualità, riducendo al tempo stesso le fratture territoriali e sociali che in questa fase pesano su molte economie regionali e urbane.

Per il mondo manageriale si tratta di un passaggio significativo. In una fase in cui le aziende cercano figure capaci di guidare innovazione, internazionalizzazione e cambiamento organizzativo, la presenza delle rappresentanze dei dirigenti dentro un patto di sistema rafforza il messaggio secondo cui la competitività non dipende solo dagli investimenti, ma anche dalla capacità di valorizzare competenze, formazione continua e responsabilità sociale.

Il riferimento all’economia sociale allarga ulteriormente il perimetro dell’intesa. Non si parla soltanto di crescita in senso tradizionale, ma di un modello che prova a mettere al centro persone, comunità e territori. Un approccio che, in un momento segnato dal ritorno alla routine lavorativa e scolastica, suona particolarmente attuale anche per Milano e il suo hinterland, dove la pressione su mobilità, servizi e tempi di vita rende più evidente il legame tra sviluppo e qualità dell’abitare e del lavorare.

Il Patto si colloca inoltre nel solco delle grandi trasformazioni che attraversano il Paese: transizione digitale, decarbonizzazione, nuove filiere produttive e bisogno di competenze più avanzate. Temi che interessano direttamente anche il tessuto lombardo, fatto di servizi evoluti, manifattura specializzata e sedi decisionali di molte imprese nazionali e internazionali.

Per i manager, la sfida è duplice. Da un lato contribuire alla crescita delle aziende in un contesto competitivo complesso; dall’altro partecipare a un progetto più ampio di sviluppo che tenga insieme produttività, inclusione e coesione sociale. In questa prospettiva, il richiamo alla qualità del lavoro non riguarda solo i rapporti occupazionali, ma anche la capacità di attrarre talenti e trattenere professionalità qualificate nei territori.

In un settembre che riporta Milano alla piena attività, tra uffici che tornano a riempirsi, cantieri di mobilità quotidiana e nuove pianificazioni aziendali, il messaggio che arriva dal Patto emiliano-romagnolo è chiaro: la crescita non si misura soltanto nei numeri, ma nella capacità di costruire un sistema in cui innovazione, ambiente e capitale umano procedano insieme.

Per approfondire: Adnkronos Economia