Il mare torna al centro del dibattito economico italiano non solo per turismo, portualità e filiere tradizionali, ma anche per un settore che fino a poco tempo fa restava ai margini della discussione pubblica: la dimensione subacquea. È un ambito che intreccia ricerca, tecnologie, sicurezza, infrastrutture e servizi ad alto contenuto innovativo, con ricadute che toccano anche Milano, città dove si progettano soluzioni, si sviluppano competenze e si coordinano molte attività della manifattura avanzata.
Lo ha ricordato Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana, presentando al Senato il primo rapporto dedicato all’underwater. Il quadro illustrato dall’associazione nasce da un percorso avviato lo scorso anno con un protocollo d’intesa che ha messo attorno allo stesso tavolo Unioncamere, il Polo nazionale della dimensione subacquea e Astronautica Italiana. L’obiettivo era semplice nella formulazione, ma ambizioso nella sostanza: iniziare a costruire un osservatorio su un comparto ancora poco misurato, ma in rapida evoluzione.
Secondo quanto emerso, il primo campione censito restituirebbe segnali di dinamismo molto forti, con un incremento definito straordinario. Al di là del dato puntuale, il messaggio che arriva dal rapporto è chiaro: il mare non è solo un tema ambientale o turistico, ma anche un terreno di sviluppo economico e tecnologico. Nelle prossime stagioni, infatti, la capacità di operare sotto la superficie dell’acqua diventerà sempre più importante per monitoraggi, manutenzioni, ispezioni, sicurezza delle infrastrutture e tutela degli ecosistemi.
Per Milano e per il suo hinterland, questo tipo di filiera può sembrare lontano dall’immaginario quotidiano di chi in questi giorni cerca refrigerio nei parchi, programma un weekend fuori città o guarda ai flussi estivi verso le località di mare. Eppure la connessione è più stretta di quanto sembri. La città ospita competenze nei servizi alle imprese, nella progettazione, nell’ingegneria e nella digitalizzazione che possono trovare spazio anche nei segmenti più avanzati dell’economia del mare.
In estate, quando il tema del turismo balneare domina il dibattito e la domanda di esperienze sostenibili cresce, la lettura economica del comparto marittimo si allarga. L’underwater riguarda anche la manutenzione delle coste, la protezione delle opere portuali, il monitoraggio dei fondali e lo sviluppo di tecnologie in grado di ridurre l’impatto ambientale. Sono attività che richiedono investimenti, formazione specialistica e collaborazione tra pubblico e privato.
Il rapporto presentato in Senato si inserisce dunque in un quadro più ampio, in cui la Blue Economy non è più soltanto una sigla utile nei convegni, ma un insieme di mercati e professionalità in trasformazione. Per un sistema produttivo come quello lombardo, la sfida è cogliere le opportunità legate all’innovazione senza perdere il legame con la sostenibilità: due parole che, soprattutto nei mesi estivi, diventano decisive anche per chi guarda al mare da lontano.
Se l’osservatorio sulla dimensione subacquea riuscirà a consolidarsi, il settore potrà offrire una lettura più precisa di imprese, occupazione e fabbisogni tecnologici. Ed è proprio questo il passaggio più interessante per l’economia: trasformare un ambito ancora poco visibile in un comparto leggibile, misurabile e quindi più capace di attrarre investimenti, competenze e nuove occasioni di sviluppo.
Per approfondire: Adnkronos Economia