In un’estate milanese fatta di uffici più vuoti, serate all’aperto e città che rallenta solo in superficie, il tema della transizione industriale resta centrale per l’economia del territorio. Al Politecnico di Milano, il Chemical Day 2026 ha riportato l’attenzione su un punto chiave: senza chimica, l’economia circolare rischia di restare uno slogan più che un processo industriale concreto.
Nel corso dell’incontro, Riccardo Piunti, presidente del Conou, ha richiamato un concetto semplice ma decisivo: se si vogliono usare i rifiuti al posto delle materie vergini, bisogna conoscere con precisione ciò che contengono. Perché un rifiuto non è mai una materia neutra. Può nascondere impurità, residui e sostanze da identificare prima di poterlo reimmettere in un ciclo produttivo.
È qui che entra in gioco la chimica, non soltanto come motore di nuove formule e nuovi materiali, ma soprattutto come strumento di analisi, controllo e verifica. In altre parole, la circolarità non dipende solo dalla raccolta o dal riciclo, ma anche dalla capacità di leggere la qualità del materiale che si vuole recuperare. Un passaggio che vale per l’industria, per la logistica e per l’intera filiera del trattamento.
Il riferimento al Politecnico non è casuale. Milano, con il suo ecosistema di università, imprese, centri di ricerca e società di ingegneria, è uno dei luoghi in cui il dialogo tra formazione e industria si traduce più facilmente in progetti, processi e competenze. In una fase in cui anche le aziende dell’hinterland cercano soluzioni per ridurre sprechi e consumi energetici, il tema della chimica applicata all’economia circolare assume un valore molto concreto.
Per il sistema produttivo lombardo, la sfida è doppia. Da un lato c’è la necessità di innovare in modo sostenibile, riducendo l’uso di risorse vergini e abbassando l’impatto ambientale. Dall’altro c’è l’esigenza di garantire sicurezza, tracciabilità e standard elevati, soprattutto quando si lavora su flussi di materiali complessi. Qui la competenza tecnica diventa un fattore competitivo, non solo ambientale.
Il Chemical Day 2026, organizzato da Icp – Rivista dell’Industria Chimica con il patrocinio di Aidic, ha offerto così un momento di confronto tra operatori, mondo accademico e fornitori specializzati. Un appuntamento che racconta bene una tendenza ormai chiara: la sostenibilità industriale non si costruisce con formule generiche, ma con conoscenza, impianti, controlli e professionalità.
In un periodo dell’anno in cui Milano si vive anche fuori dai capannoni e dagli uffici, tra eventi serali e weekend in città o verso i laghi, l’attenzione alla qualità dell’ambiente resta parte della quotidianità economica. E proprio la chimica, spesso percepita solo come settore produttivo, emerge invece come infrastruttura invisibile della circolarità: quella che permette di trasformare un rifiuto in risorsa, senza abbassare la soglia della sicurezza.
Per approfondire: https://www.adnkronos.com/economia/chemical-day-2026-piunti-conou-chimica-alla-base-delleconomia-circolare_6Mfy0jb9E13RRXkIK6It4C