In un’estate milanese fatta di orari più flessibili, uffici che si svuotano a singhiozzo e aziende alle prese con la ricerca di profili giovani, il tema dell’ingresso nel lavoro torna centrale. A maggior ragione in una città come Milano e nel suo hinterland, dove il mercato occupazionale è dinamico ma non sempre facile da attraversare per chi non studia e non lavora.
Su questo fronte si inserisce il richiamo arrivato dall’Inps, che punta sull’apprendistato duale come strumento capace di avvicinare i Neet al mondo produttivo. L’idea è semplice nella logica, ma decisiva nei risultati attesi: combinare formazione e attività in impresa, riducendo la distanza tra scuola, competenze richieste e primo contratto.
Il modello duale non parla solo ai grandi gruppi industriali. Può interessare anche la rete diffusa di piccole e medie imprese che anima Milano, Monza, Brianza, hinterland e resto della Lombardia, soprattutto in settori dove il ricambio generazionale è urgente. Dalla logistica ai servizi, dalla manifattura leggera al digitale, le aziende chiedono profili pronti a entrare in squadra senza lunghi tempi di adattamento.
Per i giovani che oggi sono fuori dai percorsi di studio e dal lavoro, il nodo principale resta l’accesso. L’apprendistato duale prova a intervenire proprio lì: offrire esperienza concreta, tutoraggio e una retribuzione, ma anche un collegamento più solido con le competenze che servono davvero. In un periodo in cui molti ragazzi valutano lavori stagionali, impieghi serali o opportunità temporanee legate al turismo, il valore di un percorso stabile pesa ancora di più.
Per Milano il tema ha una ricaduta evidente anche in termini economici. Ogni posto che resta scoperto rallenta la crescita delle imprese e complica il passaggio di consegne tra vecchie e nuove professionalità. Allo stesso tempo, il bacino dei Neet rappresenta una risorsa ancora in parte inutilizzata, che potrebbe essere intercettata meglio con strumenti di orientamento e collaborazione tra istituzioni, scuola e tessuto produttivo.
La sfida, però, non è soltanto normativa. Serve una maggiore capacità di incontro tra domanda e offerta, soprattutto nelle aree urbane dove le occasioni ci sono ma spesso risultano frammentate. A Milano, dove il costo della vita resta alto e il mercato del lavoro premia rapidità e specializzazione, percorsi come l’apprendistato duale possono diventare una leva utile se accompagnati da informazione chiara e servizi accessibili.
Il messaggio che arriva dal confronto tra amministrazioni e imprese va in questa direzione: investire sui giovani conviene anche al sistema economico locale. In piena estate, mentre la città alterna giornate di lavoro ridotte e serate all’aperto, il tema non riguarda solo i numeri dell’occupazione, ma la capacità di costruire opportunità stabili per chi oggi rischia di restare ai margini.
Per approfondire: Adnkronos Economia