In piena estate, con Milano che vive tra serate all’aperto, vacanze imminenti e mezze città già in modalità estiva, anche il calcio continua a occupare il centro della conversazione. E quando il tema è il Milan, basta poco per trasformare una scelta di comunicazione in un caso. È quello che sta accadendo in queste ore intorno al video della campagna abbonamenti, finito nel mirino di una parte dei tifosi sui social.

La società ha scelto come colonna sonora “L’appuntamento” di Ornella Vanoni, una decisione che nelle intenzioni voleva probabilmente richiamare un immaginario elegante, emotivo e molto milanese. Ma il risultato, almeno online, è stato l’opposto: in molti hanno letto il messaggio come distante dal sentimento della tifoseria, se non addirittura come una forzatura. Su Instagram e negli altri canali social sono apparsi commenti molto duri, con accuse di avere trasformato l’identità rossonera in un’operazione più estetica che partecipata.

Il punto, per chi contesta il video, non è soltanto la canzone scelta. È il tono complessivo del messaggio, giudicato da alcuni troppo patinato rispetto a quello che dovrebbe essere il rapporto tra la squadra e la sua base popolare. In diversi interventi ricorre un’idea precisa: il richiamo al milanismo, secondo i tifosi più critici, non può essere usato come slogan se poi il contenuto percepito è lontano dalla storia e dal vissuto del popolo rossonero.

La polemica mostra ancora una volta quanto, nel calcio milanese, la comunicazione sia diventata un terreno delicatissimo. Non basta lanciare una campagna ben confezionata: bisogna fare i conti con una tifoseria molto attenta ai simboli, ai riferimenti culturali e al modo in cui il club si racconta. A Milano, soprattutto in un’estate in cui il tifo si intreccia con l’attesa per la nuova stagione, ogni dettaglio viene letto come una dichiarazione di intenti.

La scelta di affidarsi a una voce come quella di Vanoni aveva evidentemente l’obiettivo di toccare corde sentimentali forti, sfruttando un brano che appartiene alla memoria collettiva. Ma proprio questo passaggio sembra aver amplificato la reazione di chi ha visto nella campagna un uso poco credibile dell’identità milanese. Per alcuni sostenitori, il problema non è celebrare la città o la sua musica, ma farlo in un modo che non appaia calato dall’alto.

In queste settimane, con le abitudini dei milanesi che cambiano tra partenze, lavoro ridotto e città vissuta più spesso la sera, i social restano il luogo dove il rapporto tra club e tifosi si misura in tempo reale. E il caso del video conferma una tendenza ormai chiara: il pubblico non si limita più a ricevere un messaggio, ma lo commenta, lo smonta, lo rilancia e lo giudica subito. Per una società sportiva, soprattutto in una piazza esigente come Milano, questo significa dover tenere conto non solo dell’impatto creativo, ma anche della percezione emotiva.

Restano da capire gli eventuali effetti della polemica sul dibattito attorno alla campagna abbonamenti. È possibile che il clamore si esaurisca rapidamente, come spesso accade sui social. Ma il caso lascia un segnale: in una città abituata a riconoscersi nei propri simboli, ogni tentativo di parlare ai tifosi deve trovare un equilibrio sottile tra immagine, autenticità e appartenenza.

Per approfondire: Repubblica Milano, link originale della notizia.