In una Milano d’agosto che rallenta il passo ma non smette di parlare di calcio, il nome di Franco Baresi continua a evocare qualcosa che va oltre il risultato, la classifica o la stagione. A raccontarlo è Stefano Simonetta, docente di Filosofia all’Università Statale, autore di un volume dedicato al campione rossonero e al significato profondo del suo mito. Un lavoro che nasce da una domanda semplice e insieme enorme: perché Baresi è ancora così centrale nell’immaginario milanista?
La risposta, nelle parole del professor Simonetta, sta anche nella distanza rispetto al presente. Baresi appartiene a un’altra epoca, a un calcio in cui l’identificazione con una maglia era più netta, quasi viscerale. Non solo talento e fedeltà, ma un modo di stare dentro una comunità sportiva e cittadina. È qui che si inserisce la figura dei casciavit, i milanisti umili e semplici, capaci di riconoscersi in una storia di appartenenza prima ancora che in una sequenza di trofei.
Il libro non si limita dunque a celebrare un grande difensore. Prova piuttosto a spiegare perché certi campioni restino nel tempo come simboli civili, oltre che sportivi. Per Milano, città abituata a intrecciare lavoro, pragmatismo e passione, la figura di Baresi diventa una lente con cui leggere un’idea precisa di identità: discreta, concreta, quasi sobria, ma proprio per questo fortissima. Un tratto che parla ancora a tanti tifosi, soprattutto in una stagione in cui la città si divide tra uffici semivuoti, partenze per le vacanze e serate all’aperto seguite con leggerezza.
Il richiamo a Baresi funziona anche perché intercetta una nostalgia molto milanese: quella per un calcio percepito come più vicino ai quartieri, alle famiglie, ai racconti tramandati di generazione in generazione. Nella figura del capitano rossonero, Simonetta legge una forma di continuità emotiva che resiste al tempo e al cambiamento del tifo contemporaneo, sempre più digitale e meno legato ai simboli condivisi di un tempo.
Non c’è soltanto il campione, dunque, ma il contesto che lo rende leggibile. Ed è forse questo il punto più interessante del volume: mostrare come un volto dello sport possa diventare una chiave per capire una comunità. In una città come Milano, dove anche in agosto il calcio resta materia di conversazione nei bar, sui mezzi e nei cortili, il mito di Baresi continua a parlare di fedeltà, stile e riconoscimento reciproco.
Simonetta, con il suo sguardo da filosofo, trasforma un racconto sportivo in una riflessione più ampia sull’appartenenza. E così il libro non parla soltanto ai tifosi del Milan, ma a chiunque voglia capire come nascono i miti popolari e perché, a distanza di anni, riescano ancora a definire un pezzo di identità collettiva.
Per approfondire: la fonte dell’intervista è Repubblica Milano. Link originale: https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/08/05/news/stefano_simonetta_libro_baresi_intervista-425512203/?rss