Sono in aumento i milanesi che hanno spostato la propria residenza fuori dall’Italia. Secondo i dati dell’Aire, il registro che censisce gli italiani all’estero, oggi sono circa 118 mila le persone originarie di Milano che vivono fuori dal Paese. Un dato che racconta un cambiamento profondo: nell’arco di dieci anni questa comunità è cresciuta di quasi la metà.

Il fenomeno non riguarda solo chi parte per una lunga esperienza professionale o per studio, ma anche famiglie, giovani coppie e lavoratori che trovano opportunità altrove. Il quadro che emerge è quello di una città sempre più connessa con l’estero, ma anche di una mobilità che riflette le difficoltà e le aspettative di chi, da Milano, cerca altrove condizioni migliori per carriera, casa e qualità della vita.

Colpisce soprattutto un altro elemento: più di un iscritto su tre ha meno di 40 anni. Significa che a partire sono in larga parte persone in età attiva, spesso con un percorso formativo già solido alle spalle. Milano, che resta il principale motore economico del Paese, continua così a essere anche un punto di partenza verso altre capitali europee e città globali, dove il mercato del lavoro è percepito come più dinamico o più accessibile.

In questo periodo di rientro dopo l’estate, il tema della mobilità torna a intrecciarsi con la vita quotidiana della città. Settembre, per molti, è il mese delle scelte: si rientra dalle vacanze, si riprendono i ritmi di lavoro, si fanno i conti con affitti, costi e prospettive. Per una parte dei milanesi, però, il ritorno coincide con un trasloco definitivo verso un altro Paese. Per altri, invece, Milano resta una base intermittente, un luogo da cui partire e a cui magari tornare in futuro.

Il dato dell’Aire aiuta anche a leggere un aspetto meno visibile della città: la sua diaspora. Ci sono quartieri, reti familiari, ambienti universitari e professionali che si sono internazionalizzati molto più di quanto suggeriscano le statistiche più note. E il sabato, con la città che si alleggerisce tra weekend, partenze e primi impegni di stagione, questa dimensione appare quasi più evidente: Milano è una città che produce movimento, e non sempre il movimento resta entro i suoi confini.

Per le istituzioni locali, il tema non è solo statistico. Dietro i numeri ci sono competenze che escono dal territorio, relazioni che si allentano e potenziali ritorni che vanno coltivati. L’idea di una Milano attrattiva non si misura soltanto da quanti arrivano, ma anche da quanti scelgono di partire e da come mantengono un legame con la città.

In un autunno che per molti segna l’inizio di nuovi progetti, il dato sugli iscritti all’Aire racconta dunque una doppia verità: Milano continua ad avere un forte richiamo, ma non sempre riesce a trattenere le sue energie migliori. E la sua presenza nel mondo cresce insieme alla distanza fisica di chi, da qui, ha costruito altrove una nuova quotidianità.

Per approfondire: Repubblica Milano