In pieno weekend d’inizio luglio, mentre molti milanesi cercano di staccare tra città semivuota, gite fuori porta e serate all’aperto, per i medici di base resta aperto un altro fronte: quello della tecnologia che dovrebbe semplificare il lavoro e, invece, lo complica. Al centro del caso c’è il sistema informatico usato per gestire ricette e adempimenti, che negli ultimi mesi e anni ha mostrato più di una criticità, con conseguenze concrete negli studi e negli ambulatori.

Il problema non è solo tecnico. Quando un portale si blocca, rallentano prescrizioni, rinnovi, consultazioni e procedure quotidiane che per i medici di famiglia sono ormai parte integrante dell’assistenza. In una città come Milano, dove la domanda sanitaria è alta e i tempi di attesa vengono spesso percepiti come un tema sensibile, anche un disservizio apparentemente “interno” può trasformarsi in un disagio per i cittadini.

Secondo i dati richiamati nel dibattito politico, tra il 2024 e il 2025 si sarebbero verificati centinaia di malfunzionamenti del sistema dedicato alle ricette. Numeri che descrivono una fragilità non episodica, ma ricorrente. E proprio la ricorrenza dei blocchi è ciò che preoccupa di più medici e rappresentanti istituzionali: non si tratta di un intoppo isolato, bensì di un ostacolo che finisce per erodere tempo clinico e organizzativo.

Per i professionisti della medicina generale, il punto è anche un altro: ogni minuto perso dietro a schermate che non rispondono è un minuto sottratto all’ascolto del paziente. In estate questo effetto si avverte ancora di più, perché gli studi devono gestire ferie, sostituzioni, picchi legati al caldo e alle ricadute di stagione, oltre alle richieste ordinarie. In altre parole, quando il sistema non regge, tutto il resto si fa più pesante.

Il tema tocca da vicino anche il rapporto tra sanità territoriale e digitalizzazione. Negli ultimi anni la transizione verso strumenti informatici più diffusi è stata presentata come una leva per rendere il servizio più rapido ed efficiente. Ma se il cervellone si inceppa, la promessa di semplificazione si rovescia nel suo contrario: code virtuali, pratiche da ripetere, telefonate in più, pazienti che aspettano e medici costretti a fare i conti con una macchina che dovrebbe aiutarli, non ostacolarli.

Le criticità del sistema informatico diventano quindi una questione di cronaca quotidiana, non solo di amministrazione. A Milano e nell’hinterland, dove l’assistenza di base è il primo filtro per accessi, ricette e continuità di cura, l’affidabilità degli strumenti digitali pesa quanto la presenza fisica dei professionisti. E quando la piattaforma va in tilt, il problema ricade su entrambi i fronti.

Nel dibattito politico, il Partito Democratico ha definito la situazione una macchina fuori controllo, chiedendo attenzione e correzioni strutturali. Al netto delle polemiche, resta un punto centrale: in sanità la tecnologia funziona davvero solo se è stabile, accessibile e pensata per chi la usa ogni giorno. Altrimenti, soprattutto in una stagione in cui la rete dei servizi deve reggere il ritmo dell’estate cittadina, il rischio è quello di scaricare l’inefficienza proprio su chi è più esposto: medici e pazienti.

Per approfondire: Repubblica Milano