A Milano, nell’estate in cui molti quartieri si svuotano e altri si ripopolano tra turisti, serate all’aperto e spostamenti verso l’hinterland, il tema della casa continua a restare uno dei più sensibili. In questo quadro si inserisce la lettura di chi studia la città da vicino: secondo Manfredini del Politecnico, la tradizionale distinzione netta tra centro e periferia nell’abitare si è indebolita, lasciando spazio a una geografia più sfumata e complessa.
Il punto non riguarda soltanto i prezzi o la disponibilità degli alloggi, ma il modo in cui Milano si è trasformata negli ultimi anni. Quartieri un tempo percepiti come marginali oggi attraggono domanda, servizi, studenti, lavoratori e famiglie; allo stesso tempo, alcune aree centrali non bastano più da sole a spiegare dove si concentra il dinamismo immobiliare. È un cambiamento che si vede nei flussi quotidiani, nella mobilità e nella ricerca di soluzioni abitative più flessibili, soprattutto in una città dove vivere vicino al posto di lavoro non è più l’unica priorità.
Il responsabile del Mapping and urban data lab del Dipartimento di Architettura e studi urbani del Politecnico sottolinea infatti che il movimento del mercato milanese non dipende soltanto dalla rendita. In altre parole, non è solo il valore economico a orientare le scelte: contano accessibilità, qualità dello spazio urbano, presenza di servizi, trasporti e persino la capacità di un quartiere di offrire una vita di prossimità. Un insieme di fattori che, in una metropoli come Milano, ridefinisce anche il confine tra centro e periferia.
Per chi in questi giorni vive la città tra lavoro ridotto, ferie programmate e rientri graduali, questa trasformazione è visibile anche in modo concreto. Le zone della movida estiva, i distretti universitari, i nuovi poli direzionali e i comuni dell’hinterland raccontano una Milano più estesa, dove il confine amministrativo conta meno della relazione tra case, servizi e trasporti. E dove la domanda abitativa si sposta seguendo nuove abitudini: spazi più grandi, costi sostenibili, connessioni rapide con il centro e la possibilità di vivere all’aperto senza rinunciare ai collegamenti.
Il nodo resta però quello dell’equilibrio. Se il mercato premia aree sempre più diverse, il rischio è che la città si frammenti ulteriormente tra chi può scegliere e chi è costretto ad adattarsi. Per questo il tema dell’abitare non è solo economico, ma anche sociale e urbanistico: riguarda la capacità di Milano di restare accessibile, inclusiva e leggibile nelle sue trasformazioni.
In una stagione in cui la città alterna giornate più lente e serate piene di movimento, la riflessione del Politecnico invita a guardare oltre la vecchia mappa centro-periferia. Milano, oggi, sembra funzionare sempre più come un sistema diffuso, fatto di connessioni, micro-attrazioni e nuove centralità che cambiano il modo in cui si vive e si cerca casa.
Per approfondire: Repubblica Milano