In un sabato di settembre, mentre Milano si rimette in moto tra rientri, nuovi orari e primi pensieri d’autunno, c’è chi entra ogni giorno in corsia con un obiettivo semplice e prezioso: alleggerire la paura. Rodrigo Morganti è uno dei volti più conosciuti della clownterapia in città e da anni porta nei reparti pediatrici un modo diverso di stare accanto ai piccoli pazienti.
Il suo lavoro nasce da un’idea che, a prima vista, può sembrare leggera ma che in ospedale diventa una risorsa concreta: usare l’immaginazione come strumento di cura emotiva. Un naso rosso, una battuta al momento giusto, un gioco improvvisato o una canzone sussurrata possono cambiare la percezione di una stanza d’ospedale e trasformarla, almeno per qualche minuto, in un luogo meno ostile.
Dal 1995 Morganti ha scelto di dedicarsi a questa attività, costruendo nel tempo un’esperienza che oggi coinvolge un gruppo articolato di operatori e volontari. Intorno a lui si muovono altri “medici speciali”, presenti in diversi ospedali e istituti: una rete che rende la presenza del clown in corsia qualcosa di più strutturato di una semplice visita di cortesia. È un servizio che richiede formazione, sensibilità e capacità di adattarsi a contesti delicati, dove ogni incontro va calibrato sul carattere del bambino, sul suo stato di salute e sul lavoro del personale sanitario.
In una città come Milano, dove la vita corre veloce e il tempo è sempre misurato tra scuola, lavoro e spostamenti, iniziative come questa ricordano che la cura non è fatta solo di terapie e farmaci. C’è anche una dimensione relazionale che pesa molto, soprattutto quando si parla di pediatria. Per un bambino ricoverato, il momento dell’incontro con il clown può spezzare la routine dei controlli, interrompere la paura e restituire un frammento di normalità.
La clownterapia non sostituisce in alcun modo il lavoro dei medici e degli infermieri, ma si affianca alla cura tradizionale con un linguaggio diverso. È un linguaggio fatto di gioco, ascolto e presenza. Per molti genitori, vedere il figlio sorridere in ospedale è già un sollievo. E per chi lavora in corsia, avere un alleato capace di creare un clima più disteso può fare la differenza, soprattutto nei reparti più complessi.
Il tema torna particolarmente attuale in questo periodo dell’anno, quando l’autunno riporta tutti a una quotidianità più serrata e le giornate iniziano ad accorciarsi. Proprio allora il bisogno di leggerezza si sente di più, anche nelle situazioni più difficili. E negli ospedali milanesi la presenza dei clown continua a rappresentare una forma di vicinanza concreta, fatta di piccoli gesti e grande attenzione umana.
Rodrigo Morganti, nel raccontare il suo percorso, riassume bene il senso di questa esperienza: per i bambini ricoverati è un “dottor Sorriso”, ma la sua vera cura è l’immaginazione. Una definizione che restituisce il cuore di un mestiere speciale, capace di unire professionalità e tenerezza, disciplina e fantasia.
Per approfondire: Repubblica Milano