In un sabato di fine estate che a Milano profuma già di rientri, agenda piena e primi weekend d’autunno, il ricordo di Carlo Monguzzi torna al centro del dibattito cittadino. A rilanciarlo è Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, che lo descrive come una figura capace di lasciare un segno profondo nella vita pubblica milanese: un uomo scomodo, certo, ma proprio per questo coerente fino in fondo con le sue battaglie.

Il tema è quello del Famedio, luogo simbolico della memoria cittadina al Cimitero Monumentale, dove ogni anno il Comune ricorda personalità che hanno segnato la storia di Milano. Per Meggetto, Monguzzi avrebbe meritato pienamente quel riconoscimento, forse più di tanti altri nomi entrati nell’immaginario collettivo per ragioni diverse. La sua lettura è netta: a penalizzarlo sarebbe stata soprattutto la sua intransigenza, una qualità che in politica spesso divide ma che, in alcune stagioni, finisce anche per isolare chi non accetta compromessi al ribasso.

Nel ritratto offerto da Legambiente, Monguzzi non viene ricordato solo come amministratore o esponente politico, ma come un milanese autentico, legatissimo alla propria città. Un profilo che parla a molti lettori di oggi, in una fase in cui Milano si interroga ancora sul rapporto tra sviluppo, ambiente, mobilità e qualità della vita. Temi che attraversano il quotidiano di chi si muove tra centro e hinterland, tra scuole da riaprire, mezzi da prendere e quartieri che cambiano volto con rapidità crescente.

Il sabato, con il suo ritmo più lento rispetto ai giorni feriali, spesso riporta l’attenzione proprio sulla città vissuta a misura di persona: i mercati di quartiere, le passeggiate nei viali alberati, i parchi, i luoghi della memoria e della partecipazione civile. Ed è in questo contesto che il richiamo a Monguzzi assume un valore che va oltre l’omaggio individuale. Diventa anche una riflessione sul tipo di Milano che si vuole raccontare e conservare: una città capace di premiare il merito istituzionale, ma anche di riconoscere chi ha portato avanti idee impopolari senza arretrare.

Meggetto, in sostanza, restituisce l’immagine di un protagonista della vita pubblica che non cercava consenso facile. Un tratto che, a suo giudizio, va letto come forza e non come limite. L’idea è che il Famedio non debba essere soltanto una lista di nomi noti, ma anche uno specchio della coscienza civile della città, del suo modo di riconoscere chi ha difeso con costanza una visione di Milano più attenta all’ambiente, al bene comune e alla responsabilità pubblica.

Il ricordo di Monguzzi si inserisce così in un passaggio tipicamente milanese: quello in cui, tra la ripartenza di settembre e le prime giornate d’autunno, si intrecciano memoria e presente. Da un lato la città riprende a correre; dall’altro si ferma, ogni tanto, a interrogarsi su chi abbia davvero contribuito a renderla migliore. È in questo spazio che la voce di Meggetto trova ascolto, riportando al centro una domanda semplice ma tutt’altro che retorica: quali figure Milano sceglie di onorare quando decide di raccontare sé stessa?

Per approfondire: Repubblica Milano.