La polemica politica che in queste ore attraversa Milano si è spostata sul terreno giudiziario. Pierfrancesco Majorino ha annunciato una querela nei confronti di Andrea Tatarella, dopo un post in cui l’ex consigliere di Forza Italia ha associato il capogruppo del Pd a una presunta posizione antisemita. Una scelta che Majorino definisce inaccettabile, perché trasforma una critica al governo israeliano in un’accusa rivolta al popolo ebraico.

Lo scambio arriva in un momento in cui il dibattito pubblico in città è particolarmente teso. A settembre, con il rientro dalle vacanze e la ripresa di scuole, università, uffici e attività culturali, Milano torna a essere un termometro delle discussioni nazionali. E quando il confronto riguarda il Medio Oriente, il rischio è che il linguaggio politico si irrigidisca rapidamente, lasciando spazio a polemiche che vanno oltre il merito delle posizioni espresse.

Secondo la ricostruzione resa nota da Majorino, il confine sarebbe stato superato nel momento in cui la critica a Benjamin Netanyahu e al suo esecutivo è stata letta come ostilità verso gli ebrei. Il capogruppo dem rivendica invece il diritto di contestare le scelte del governo israeliano senza per questo essere etichettato come antisemita. Un passaggio che, nel clima attuale, tocca un punto molto sensibile anche nel confronto politico milanese.

Tatarella, dal canto suo, ha rilanciato parlando di una città che rischierebbe di avere un sindaco antisemita. Parole durissime, che hanno contribuito ad alzare ulteriormente il livello dello scontro. In una fase in cui il centrosinistra e il centrodestra si misurano già su temi concreti come mobilità, sicurezza, casa e gestione degli spazi pubblici, il caso apre un nuovo fronte comunicativo destinato a pesare anche nella narrazione della campagna politica cittadina.

Il nodo, al di là della querela, resta quello del lessico usato nel dibattito su Israele e Palestina. A Milano, città con una forte presenza della comunità ebraica e una tradizione di confronto acceso ma plurale, la distinzione tra critica politica e linguaggio d’odio è particolarmente delicata. Ogni parola, in questo contesto, viene pesata con attenzione e può generare reazioni immediate sui social, nei partiti e nelle associazioni.

Nel cuore dell’autunno politico che si apre, episodi come questo mostrano quanto sia fragile il confine tra scontro programmatico e attacco personale. E mentre la città riprende il suo ritmo tra traffico del mattino, scuole che riaprono e agende istituzionali che si riempiono, il caso Majorino-Tatarella diventa anche il segnale di una stagione in cui la polemica rischia di occupare ancora molto spazio nel dibattito pubblico milanese.

Per approfondire: Repubblica Milano