Nel clima di fine estate che accompagna il ritorno a scuola e al lavoro, il tema della sicurezza torna a riempire piazze e dibattito pubblico anche nell’area milanese e lombarda. A Lecco, nei giorni scorsi, una camminata promossa da CasaPound insieme al comitato Remigrazione e Riconquista ha riacceso la discussione su presenza nei quartieri, percezione del degrado e uso degli spazi urbani.

All’iniziativa avrebbero preso parte una decina di persone, in un contesto che ha subito richiamato l’attenzione di chi, sul fronte opposto, contesta il linguaggio e i simboli di quell’area politica. Da Avs è arrivata una risposta netta, sintetizzata nello slogan: “La città non è loro”. Un messaggio che rimette al centro il diritto di vivere strade, parchi e stazioni senza cederne la narrazione a chi prova a trasformare la sicurezza in una bandiera identitaria.

Il tema non riguarda solo Lecco. In una fase dell’anno in cui si intensificano spostamenti pendolari, corse verso le scuole, rientri serali più frequenti e primi weekend autunnali tra mercati, eventi e passeggiate, il rapporto tra sicurezza percepita e qualità della vita pesa molto anche nell’hinterland milanese. Nelle stazioni, sui mezzi pubblici, nei nodi di interscambio e nei quartieri più esposti al passaggio quotidiano di studenti e lavoratori, il bisogno di ordine e presidio è reale. Ma, osservano da più parti, non può diventare il pretesto per messaggi di chiusura o contrapposizione.

Proprio su questo punto si innesta l’intervento dell’Osservatorio sul razzismo, che invita a non sottovalutare i segnali iniziali quando certe parole d’ordine entrano nel dibattito come se fossero innocue. Il rischio, secondo questa lettura, è che formule costruite intorno a paura e “bonifica” sociale vengano progressivamente normalizzate, scambiando per semplice attivismo quello che invece porta con sé un impianto culturale esclusivo.

La vicenda racconta anche una dinamica sempre più frequente nelle cronache locali: il conflitto sul significato della città. Da un lato c’è chi chiede più controlli, illuminazione, manutenzione, presenza istituzionale e risposte concrete ai problemi quotidiani. Dall’altro c’è chi teme che, dietro la parola sicurezza, si nasconda una visione che divide i residenti tra “legittimi” e “indesiderati”, con un impatto che colpisce soprattutto chi vive fragilità sociali o appartiene a comunità già esposte a discriminazione.

Nel pieno del sabato, quando Milano e i centri vicini si muovono tra mercati rionali, partite, gite brevi e primi appuntamenti culturali della stagione, il nodo resta quello di sempre: come garantire tranquillità senza alimentare paure strumentali. È una domanda che attraversa non solo Lecco, ma tutta la Lombardia urbana, dove il tema della convivenza si misura ogni giorno nei trasporti, nelle scuole e nei quartieri.

Per approfondire: Repubblica Milano