Milano perde una delle figure che hanno accompagnato, spesso lontano dai riflettori, la crescita della città multiculturale. Moukrim Abdeljabbar è stato per anni un punto di riferimento per le comunità straniere, in un percorso fatto di partecipazione civica, ascolto e impegno pubblico che ha attraversato stagioni diverse della vita milanese.
Arrivato a Milano da Casablanca alla fine degli anni Ottanta, Abdeljabbar si inserì in una fase in cui la presenza di nuove comunità stava cambiando il volto della città. Erano anni in cui il tema dell’integrazione iniziava a uscire dai margini del dibattito e a diventare una questione concreta di servizi, diritti, scuola, lavoro e rappresentanza. In questo quadro, la sua presenza nella Consulta comunale sull’immigrazione lo rese uno dei primi interlocutori riconosciuti nel dialogo tra istituzioni e cittadini di origine straniera.
La sua storia racconta anche un tratto tipico di Milano: la capacità di trasformare esperienze personali in partecipazione collettiva. Non solo l’attenzione alle condizioni di chi arrivava in città, ma anche le battaglie politiche ed ecologiste che nel tempo hanno allargato il suo raggio d’azione. Un impegno che si muoveva tra quartieri, associazioni, incontri pubblici e occasioni di confronto, sempre con l’idea che la città dovesse cambiare insieme a chi la abitava.
Oggi, in un sabato di settembre segnato dal rientro dopo l’estate e dalla ripresa di molte attività culturali, scolastiche e lavorative, la sua vicenda assume un valore ancora più attuale. Milano vive da anni una trasformazione continua, con nuove presenze, nuove abitudini e nuove esigenze di mobilità e convivenza. Figure come Abdeljabbar hanno contribuito a rendere più leggibile questo passaggio, portando nel dibattito cittadino il punto di vista di chi spesso restava ai margini.
Il suo nome resta legato a una stagione in cui la partecipazione delle comunità straniere era meno strutturata di oggi, ma già fondamentale per comprendere la città reale. A Milano, dove il tessuto sociale cambia rapidamente e il confronto tra culture diverse è parte della vita quotidiana, il suo lavoro rappresenta una testimonianza di continuità: quella di chi ha cercato di costruire ponti invece di confini.
Nel ricordo che ne emerge, Abdeljabbar non è soltanto una figura legata all’immigrazione, ma anche a una militanza ampia, capace di intrecciare diritti civili e attenzione per l’ambiente. Un profilo che restituisce l’immagine di una Milano aperta, conflittuale e in movimento, fatta di persone che hanno scelto di farsi carico delle trasformazioni della città.
Per approfondire: Repubblica Milano