Nel pieno dell’estate milanese, quando i Navigli si riempiono di passeggiate serali, tavolini all’aperto e turisti in cerca di scorci da fotografare, c’è un’altra immagine che torna con puntualità meno piacevole: quella dei canali trattati come una discarica improvvisata. A ricordarlo, oggi, è il lavoro degli Angeli dei Navigli, impegnati da anni nel recupero dei rifiuti abbandonati in acqua e lungo le sponde.
Tra gli oggetti più insoliti ritrovati nel tempo ci sono di tutto: mobili, elettrodomestici, pezzi di arredo, ruote, perfino interi divani e lavatrici. Un catalogo surreale che racconta quanto sia fragile il rapporto tra la città e i suoi canali, soprattutto nei mesi caldi, quando la vita all’aperto cresce e con essa il rischio di lasciare tracce indesiderate lungo le vie d’acqua.
Il recupero della bici numero 1.064 diventa così molto più di una semplice cronaca di pulizia. È il simbolo di un problema che a Milano si ripresenta con ostinazione: usare i Navigli come fossero un’estensione del marciapiede, o peggio un parcheggio dove gettare ciò che non serve più. Un gesto che pesa sul decoro urbano, ma anche sul lavoro di chi, con continuità, prova a restituire qualità a uno degli angoli più frequentati della città.
In estate il tema è ancora più evidente. Le serate sui Navigli attirano residenti e visitatori, il passeggio aumenta, i locali lavorano fino a tardi e l’area diventa uno dei luoghi simbolo della Milano da vivere all’aperto. Proprio per questo, ogni oggetto recuperato dall’acqua è anche un promemoria: la bellezza del quartiere non si difende solo con eventi e movida, ma con comportamenti quotidiani più responsabili.
Il lavoro degli Angeli dei Navigli mostra anche un’altra faccia della città: quella del volontariato ambientale, fatto di costanza, pazienza e attenzione ai dettagli. Recuperare una bicicletta o un rifiuto voluminoso non è soltanto una questione di pulizia, ma di cura dello spazio pubblico. E in una Milano che d’estate cerca sempre più ombra, aria e momenti di socialità all’aperto, questa cura diventa ancora più preziosa.
Il messaggio che arriva dai canali è semplice e diretto: l’acqua non è un parcheggio, né un cestino. È un bene comune, parte dell’identità della città e del suo paesaggio urbano. Rispettarla significa preservare il decoro dei Navigli, ma anche la qualità della vita di chi li abita, li attraversa o li sceglie per una passeggiata dopo il lavoro, in queste serate di fine agosto.
Per approfondire: Repubblica Milano