Ci sono storie milanesi che parlano di strade centrali, di uffici e vetrine, e poi ce ne sono altre che, quasi in sordina, spostano il baricentro della città verso il margine. È il caso di Elena Quarestani, che in queste settimane riporta l’attenzione su Assab One, spazio culturale nato in un’area periferica di Milano e diventato negli anni un punto di riferimento per chi cerca un’idea diversa di arte, quartiere e comunità.

Il racconto che emerge è quello di una traiettoria personale e professionale fatta di movimento, curiosità e adattamento. Quarestani parte da un desiderio semplice e molto contemporaneo: conoscere il mondo, guardare altrove, stare dentro un orizzonte ampio. Poi, però, accade qualcosa di tipicamente milanese: il progetto incontra il contesto urbano e lo trasforma. Non sempre, infatti, la scoperta passa dai grandi centri del potere culturale. A volte arriva da un ex spazio industriale, da una strada laterale, da un quartiere che non rientra nei percorsi più battuti del fine settimana.

Assab One è uno di quei luoghi che raccontano bene Milano in questo passaggio d’autunno, quando la città riprende ritmo dopo l’estate e le persone tornano a incrociarsi tra scuola, lavoro, musei, mercati e appuntamenti culturali. In una domenica come questa, quando molti milanesi cercano un’uscita tranquilla prima della settimana che riparte, gli spazi culturali di periferia diventano anche un modo per vivere la città con meno fretta e più attenzione. Non solo mostre e inaugurazioni, ma relazione con il quartiere, memoria industriale e partecipazione.

La forza della storia di Quarestani sta proprio qui: in un momento in cui si pensa spesso alla cultura come a un motore del centro, il suo percorso ricorda che l’energia più interessante può nascere dove inizialmente si immagina di dover “vendere” o ridurre, non costruire. È il ribaltamento di prospettiva che ha reso Milano una città capace di reinventarsi più volte, spesso proprio nelle aree più defilate, dove il tessuto urbano conserva ancora segni di trasformazione e possibilità.

Per chi vive in città, il tema tocca anche un altro aspetto molto attuale: la periferia non è più soltanto il luogo da raggiungere, ma sempre più spesso quello da esplorare. È lì che si intrecciano mobilità quotidiana, famiglie, nuove abitudini culturali e il bisogno di spazi accessibili, non convenzionali, capaci di offrire un’esperienza diversa rispetto ai circuiti più affollati. In questo senso, Assab One non rappresenta solo una destinazione artistica, ma un modo di leggere Milano attraverso le sue soglie.

Ed è forse questa la lezione più interessante della vicenda: non sempre si parte per scoprire il mondo lontano da casa. A volte il mondo arriva in un luogo inatteso della propria città e costringe a guardarlo con occhi nuovi. A Milano, dove ogni stagione rimette in moto quartieri e abitudini, anche una storia culturale diventa un piccolo atto di geografia civile.

Per approfondire: Repubblica Milano