In una giornata di fine giugno, quando Milano vive tra uffici che si svuotano a metà e serate all’aperto che tornano a riempire piazze, locali e distretti del tempo libero, il tema dell’attrattività economica resta centrale anche per il capoluogo lombardo. La capacità di attirare investimenti, imprese e talenti non dipende solo dalla forza del tessuto produttivo, ma anche dalla qualità del contesto in cui si fa impresa.

È il messaggio arrivato dal Senato durante la presentazione del Global Attractiveness Index 2026, dove Silvia Fregolent, vicepresidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, ha richiamato la necessità di intervenire su alcuni nodi strutturali che pesano ancora sul sistema Italia: semplificazione amministrativa, costo dell’energia, efficienza della giustizia e modernizzazione dei trasporti.

Un’agenda che parla da vicino a Milano e al suo hinterland, dove la competitività passa ogni giorno dalla rapidità con cui si apre una sede, si avvia un progetto, si gestisce un appalto o si collega un’impresa ai mercati nazionali e internazionali. Per le aziende che guardano alla città come porta d’ingresso in Italia, il tempo perso tra autorizzazioni, adempimenti e incertezze operative può pesare quanto un costo finanziario.

Il punto più ricorrente, nel dibattito economico, resta quello della burocrazia. Per chi investe dall’estero, la complessità delle procedure è spesso il primo ostacolo da superare. Non riguarda solo le grandi multinazionali: anche una media impresa, un fondo o una startup strutturata hanno bisogno di tempi chiari, regole leggibili e interlocutori rapidi. In un mercato globale in cui altre città europee competono per gli stessi capitali, la semplicità diventa una leva decisiva.

Accanto a questo, il capitolo energia continua a incidere sulla tenuta dei conti aziendali. In un periodo in cui l’estate fa crescere i consumi legati a climatizzazione, logistica e servizi, il tema del costo energetico resta particolarmente sensibile per la manifattura, il commercio e l’hospitality. Anche a Milano, dove il sistema produttivo è fortemente integrato con servizi avanzati, trasporti e filiere internazionali, il prezzo dell’energia condiziona i margini e le scelte di investimento.

Altro snodo richiamato nel confronto è quello della giustizia civile, spesso indicata dalle imprese come variabile decisiva per valutare un mercato. Tempi certi nei contenziosi, maggiore prevedibilità delle regole e minori incertezze contrattuali significano più fiducia per chi decide di aprire sedi, assumere personale o consolidare una presenza nel Paese. È un elemento che incide in modo diretto sull’immagine dell’Italia agli occhi dei partner esteri.

Infine, il nodo dei trasporti. Per Milano e la sua area metropolitana non è solo una questione di mobilità quotidiana, ma di infrastruttura economica. Collegamenti ferroviari, accessibilità aeroportuale, intermodalità e tempi di spostamento influenzano la localizzazione di uffici, hub logistici e funzioni direzionali. In un contesto estivo in cui si mescolano turismo, business travel e grandi eventi serali, l’efficienza degli spostamenti resta un indicatore concreto di qualità del territorio.

Il quadro tracciato dal Global Attractiveness Index 2026 ribadisce dunque un punto noto ma ancora attuale: l’Italia può restare competitiva solo se riesce a rendere più semplice e affidabile il proprio ambiente economico. Per Milano, che da anni si propone come capitale degli investimenti e dell’innovazione, la sfida è trasformare la propria energia imprenditoriale in un vantaggio sistemico capace di attrarre capitale, lavoro qualificato e nuove attività.

Per approfondire: Adnkronos Economia