In un sabato di fine giugno, quando a Milano si moltiplicano le partenze per il weekend, gli aperitivi all’aperto e le serate nei quartieri più vissuti della città, il tema dell’economia circolare entra con forza nel dibattito industriale nazionale. Dal Sud arriva un messaggio che riguarda da vicino anche il Nord produttivo: i rifiuti non come costo da smaltire, ma come risorsa da recuperare e trasformare in valore.

È il senso dell’intervento di Donato Notarangelo, presidente di Cisambiente Confindustria, che ha scelto la Calabria come sede dell’assemblea generale 2026 dell’associazione. Una scelta dal forte valore simbolico, perché sposta il baricentro del confronto su un territorio che vuole affermarsi non solo come luogo di passaggio o di emergenza ambientale, ma come laboratorio di impianti, tecnologie e filiere legate al recupero di materia ed energia.

Per una città come Milano, che vive ogni giorno la pressione di consumi, logistica, servizi e grandi flussi di persone, il tema è tutt’altro che astratto. La tenuta del ciclo dei rifiuti, la capacità di trattare gli scarti in modo efficiente e la qualità delle infrastrutture ambientali incidono sulla competitività delle imprese, sui costi per i territori e sulla credibilità dell’intero sistema Paese. In altre parole: senza impianti moderni e una filiera funzionante, la transizione ecologica rischia di restare uno slogan.

Notarangelo ha insistito proprio su questo punto: gli impianti di trattamento non vanno considerati presenze scomode da tollerare, ma infrastrutture essenziali, al pari di strade, reti e interconnessioni energetiche. È un cambio di prospettiva che riguarda sia le aree industriali sia le metropoli, dove la produzione di rifiuti è continua e dove cresce la domanda di soluzioni capaci di ridurre sprechi, emissioni e dipendenza dalle discariche.

L’appello al Governo va nella direzione di sostenere innovazione, recupero di materia e recupero di energia, cioè i tre pilastri su cui si regge l’economia circolare. Per il sistema produttivo italiano, questa è una questione che tocca manifattura, edilizia, agroindustria, commercio e servizi. A Milano e in Lombardia, dove si concentrano molte filiere ad alto valore aggiunto, la disponibilità di processi efficienti di raccolta, selezione e trattamento è un fattore competitivo concreto, non un tema accessorio.

Il richiamo alla Calabria, inoltre, mette in evidenza un altro aspetto: la sostenibilità non può restare confinata alle grandi città o alle aree più attrezzate. Serve una strategia nazionale capace di distribuire investimenti, competenze e impianti sul territorio, riducendo i divari tra Nord e Sud. In questo senso, la scelta di un sito industriale legato al biometano per ospitare l’assemblea assume un significato preciso: mostrare che la circolarità può diventare anche sviluppo locale, occupazione qualificata e presidio ambientale.

Nel periodo estivo, quando cresce l’attenzione verso il decoro urbano, la gestione dei flussi turistici e l’uso più intelligente delle risorse, il messaggio suona particolarmente attuale. Le città che funzionano meglio sono quelle che riescono a trasformare gli scarti in opportunità e a premiare comportamenti più responsabili di imprese e cittadini. Milano, che da tempo si misura con modelli di mobilità, riuso e sostenibilità urbana, osserva con interesse ogni tassello che possa rafforzare questa direzione.

La sfida, in fondo, è tutta qui: passare da un’economia lineare, fondata sull’uso e sullo smaltimento, a un sistema capace di trattenere valore dentro il ciclo produttivo. Un passaggio che richiede regole chiare, investimenti e impianti adeguati. Ed è proprio questo il messaggio che, dalla Calabria, arriva al Governo e all’intero Paese.

Per approfondire: fonte Adnkronos Economia.