Nel pieno dell’estate, mentre Milano si prepara a un fine settimana di eventi serali, terrazze affollate e città che rallenta solo in apparenza, torna al centro dell’attenzione un tema molto concreto per l’economia dei territori: la gestione dei rifiuti organici e la produzione di energia da scarti. Un settore che, anche per la filiera lombarda, vale ormai quanto la sua capacità di unire sostenibilità, industria e innovazione.

È questo il contesto in cui si colloca il messaggio arrivato da Walter Pulignano, amministratore unico di Ecoross e consigliere generale di Cisambiente Confindustria, a margine dell’assemblea generale ospitata nel Parco Biometano Ecoross di Corigliano-Rossano, in Calabria. Pulignano ha espresso soddisfazione per aver accolto l’incontro nel proprio impianto, presentandolo come un luogo simbolico per confrontarsi sulle prospettive del comparto e sul ruolo delle infrastrutture industriali legate all’economia circolare.

Il punto centrale, per il manager, è il valore di un impianto capace di trasformare la frazione organica in compost di qualità e biometano. Una formula che racconta bene la direzione presa da un settore sempre più strategico: meno rifiuto da smaltire, più materia da recuperare, più energia da restituire al sistema produttivo e ai consumi quotidiani. In una città come Milano, dove la raccolta differenziata e l’efficienza dei servizi ambientali sono ormai elementi percepiti come parte della qualità della vita, questo tipo di filiera parla direttamente anche al pubblico urbano.

Il tema non riguarda soltanto la gestione ambientale, ma tocca da vicino l’economia reale. Gli impianti che trattano l’organico generano occupazione, richiedono competenze tecniche, investimenti industriali e una rete di imprese capace di muoversi tra innovazione, autorizzazioni e mercato energetico. È un ambito in cui la sostenibilità non è uno slogan, ma un modello di business che può sostenere territori diversi, dal Nord produttivo alle aree del Mezzogiorno che cercano nuove occasioni di sviluppo.

La rivendicazione di aver realizzato in Calabria un impianto considerato d’eccellenza va letta anche in questa chiave. Pulignano insiste sul fatto che l’innovazione non debba restare concentrata solo nei grandi poli tradizionali, ma possa nascere e consolidarsi anche altrove, creando valore locale e offrendo prospettive alle nuove generazioni. È un messaggio che si inserisce bene nel dibattito su come distribuire in modo più equilibrato gli investimenti industriali sul territorio nazionale.

Per Milano e hinterland, dove il tema della transizione ecologica si intreccia spesso con quello dei costi energetici e dell’organizzazione urbana, la vicenda conferma una tendenza già visibile da tempo: l’economia circolare non è più un comparto di nicchia, ma uno dei pilastri su cui si misura la competitività dei sistemi territoriali. Dalla raccolta dell’umido ai biodigestori, fino al riuso degli scarti agricoli e alimentari, la filiera del biometano rappresenta una delle aree più promettenti per coniugare industria, ambiente e sicurezza degli approvvigionamenti.

In un venerdì di giugno che per molti milanesi significa pensare al weekend, alle partenze brevi e alle serate all’aperto, la riflessione resta attuale: l’energia del futuro si costruisce anche partendo da ciò che oggi viene scartato. E in questo percorso, gli impianti capaci di chiudere il ciclo dei rifiuti organici diventano un tassello sempre più rilevante dell’economia italiana.

Per approfondire: la notizia è stata rilanciata da Adnkronos Economia.