In una Milano che in questi giorni si muove tra uffici, chiusure per le vacanze e serate all’aperto, il tema di come cambia l’economia dei territori resta centrale. A ricordarlo è il quarantesimo anniversario del Centro studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, osservatorio che da decenni misura trasformazioni, squilibri e nuove traiettorie del Paese a partire da un indicatore chiave: il valore aggiunto prodotto nelle province.
Il lavoro del Centro studi racconta un’Italia molto diversa rispetto a quella degli anni Ottanta. Meno legata all’agricoltura, più orientata ai servizi e con un’industria che, pur restando decisiva, ha progressivamente perso peso rispetto al passato. Una metamorfosi che non riguarda solo i settori produttivi, ma anche la geografia della ricchezza: il divario tra i territori si è mosso, si è spostato e in alcuni casi si è irrigidito, mostrando quanto la crescita non sia mai distribuita in modo uniforme.
Secondo l’analisi presentata dal direttore generale Gaetano Fausto Esposito, negli ultimi quarant’anni il terziario è diventato il motore principale dell’economia italiana, mentre l’industria ha ridimensionato la propria quota e l’agricoltura è scesa a livelli molto più contenuti. È un passaggio che parla anche a Milano, città che più di altre ha interpretato la transizione verso i servizi avanzati, la finanza, il design, l’innovazione e il turismo urbano. Proprio per questo il capoluogo lombardo resta spesso un termometro utile per leggere i mutamenti del sistema Paese.
Il punto, però, non è solo settoriale. Il Centro Tagliacarne sottolinea come la distanza tra province sia cambiata nel tempo: in molte aree del Centro-Nord il valore aggiunto pro capite ha perso slancio rispetto a quarant’anni fa, mentre in parte del Mezzogiorno si sono visti progressi, pur senza cancellare il divario complessivo con il Nord. È un dato che richiama una questione strutturale dell’economia italiana: la capacità dei territori di trattenere competenze, investimenti e attività ad alto valore.
Nel caso di Milano, il quadro è particolarmente interessante. La città partiva già da una posizione di forza, ma la sua distanza rispetto alla media nazionale si è modificata nel tempo, segno di un ecosistema economico che ha continuato a crescere ma anche di un Paese che ha visto alcune aree recuperare terreno. In una fase in cui il costo della vita, gli affitti e la pressione sui servizi urbani sono temi quotidiani per famiglie e imprese, questi indicatori aiutano a capire perché la competitività non si misuri solo sulla quantità di ricchezza prodotta, ma anche sulla sua qualità e distribuzione.
Per il tessuto imprenditoriale lombardo, il valore del lavoro del Centro studi sta proprio nella capacità di trasformare dati complessi in una lettura utile per le decisioni. Le imprese, in particolare quelle delle filiere più esposte ai cambiamenti della domanda, guardano con attenzione a tutto ciò che incide sulla produttività territoriale: infrastrutture, formazione, innovazione, attrattività per i talenti, capacità di intercettare i flussi turistici e di consumo che soprattutto in estate animano Milano fino a sera.
Il quarantesimo anniversario del Tagliacarne diventa così anche un’occasione per riflettere sul ruolo delle Camere di Commercio come infrastruttura di conoscenza per l’economia reale. In una città come Milano, dove convivono grandi gruppi, piccole imprese, artigianato evoluto e servizi professionali, disporre di analisi territoriali solide significa poter leggere meglio le trasformazioni in corso e anticipare i cambiamenti, invece di inseguirli.
Se l’Italia di oggi appare sempre più terziaria e meno agricola o industriale, il nodo per i prossimi anni sarà capire come tradurre questa evoluzione in crescita diffusa. Milano, con la sua centralità economica e la sua vocazione internazionale, resta uno dei luoghi dove questa sfida si vede con maggiore chiarezza: una città che produce ricchezza, ma che chiede anche equilibrio, sostenibilità e capacità di inclusione per continuare a farlo.
Per approfondire: sul sito di Adnkronos Economia l’intervista completa al direttore generale del Centro studi Tagliacarne Gaetano Fausto Esposito.