In piena estate, con le giornate più lunghe e molti milanesi già proiettati verso ferie, spostamenti e serate all’aperto, il confine tra intrattenimento e rischio digitale si fa ancora più sottile. Un nuovo studio accende i riflettori su un fenomeno inquietante: alcune piattaforme social starebbero indirizzando gli utenti verso siti e servizi che permettono di creare immagini sessualmente esplicite non consensuali partendo da foto comuni.
Si tratta delle cosiddette app di “nudification”, strumenti che sfruttano l’intelligenza artificiale per manipolare i volti e i corpi delle persone, spesso senza alcun consenso. Il problema non riguarda solo la qualità tecnica dei contenuti generati, ma soprattutto l’impatto sulla privacy, sulla reputazione e sulla sicurezza delle vittime, che possono essere minori, creator, studenti, colleghe di lavoro o semplici utenti con un profilo pubblico.
Il dato più allarmante emerso dall’analisi è la facilità di accesso: in alcuni casi bastano pochi clic dai social per arrivare a servizi online che promettono risultati rapidi e a basso costo, anche per circa un dollaro per immagine. Una barriera economica così bassa rende questi strumenti ancora più pericolosi, perché abbassa drasticamente la soglia di utilizzo e aumenta la scala potenziale degli abusi.
Per una città come Milano, dove la vita digitale accompagna quasi ogni momento della giornata, la questione è molto concreta. Tra lavoro ibrido, università, locali, eventi serali e turismo estivo, le immagini condivise sui social finiscono spesso in ambienti aperti e difficili da controllare. Una foto pubblicata per raccontare una vacanza, una serata in Darsena o un evento in centro può diventare il punto di partenza per usi impropri e contenuti manipolati.
Il nodo non è solo tecnologico, ma anche culturale. Le piattaforme social vengono usate sempre più spesso come motore di ricerca informale: si scoprono servizi, si seguono link sponsorizzati, si passano ad altre pagine con estrema rapidità. In questo passaggio, secondo lo studio, si aprono varchi che possono trasformare i social in vere e proprie “porte d’ingresso” verso siti ad alto rischio.
In estate, quando l’attenzione è più dispersa e si naviga spesso da smartphone sotto l’ombrellone, in treno o durante una pausa all’aria aperta, il tema della consapevolezza digitale diventa ancora più urgente. Gli utenti tendono a cliccare con maggiore leggerezza, mentre gli strumenti basati sull’IA si presentano come innocui giochi o curiosità. In realtà, dietro quell’apparente semplicità, si nascondono conseguenze pesanti e spesso irreversibili.
Per le famiglie e per chi lavora con adolescenti e giovani adulti, il messaggio è chiaro: serve educazione digitale continua, non solo sui rischi delle truffe o del phishing, ma anche su quelli legati alla manipolazione dell’immagine personale. Serve attenzione a ciò che si pubblica, a chi può accedere ai contenuti e a come vengono riutilizzati. E servono regole più rigide per impedire che piattaforme e servizi di questo tipo si diffondano senza controlli efficaci.
La tecnologia, anche quando promette creatività e divertimento, può diventare uno strumento di abuso se non viene progettata e moderata con responsabilità. E in un’estate milanese in cui la vita online resta sempre accesa, il tema non riguarda solo chi è già stato colpito: riguarda chiunque abbia un volto, una foto e un account social.