In un’estate in cui anche a Milano le piattaforme digitali cercano di farsi notare tra spostamenti, vacanze brevi, serate all’aperto e notifiche che non si fermano mai, Meta ha scelto una strada curiosa per raccontare la sua intelligenza artificiale: un messaggio ottimista, quasi rassicurante, accompagnato da una canzone tutt’altro che solare.
Il video promozionale mette al centro l’AI come strumento capace di semplificare la vita quotidiana, rendere più fluida la comunicazione e offrire un supporto sempre più presente nei servizi dell’ecosistema social. L’impostazione è volutamente calda e positiva, in linea con quel linguaggio “feel-good” che molte big tech usano per presentare le proprie novità al grande pubblico.
Il dettaglio che ha attirato più attenzione, però, è la colonna sonora: il brano scelto è “Five Years” di David Bowie, una canzone che richiama immagini di fine imminente e contiene versi come “Earth was really dying”. Una combinazione che crea un contrasto netto tra il tono rassicurante delle immagini e il senso di allarme evocato dal testo.
È proprio questo scarto a rendere il progetto interessante anche dal punto di vista comunicativo. Nel mondo della tecnologia, soprattutto quando si parla di intelligenza artificiale, la narrazione è spesso una questione di equilibrio: da una parte l’innovazione da celebrare, dall’altra i dubbi su affidabilità, controllo, impatto sul lavoro e uso dei dati. Una scelta creativa come questa sembra voler ammorbidire il discorso, ma finisce per aprire una domanda più ampia: quanto può essere “leggera” la promozione di una tecnologia che cambia davvero il modo in cui usiamo le piattaforme ogni giorno?
Per un pubblico come quello milanese, abituato a un rapporto pratico con il digitale — tra smart working, mobilità, eventi serali e servizi usati al volo dal telefono — il tema è tutt’altro che astratto. L’AI entra sempre più spesso nelle abitudini quotidiane: suggerisce contenuti, aiuta a scrivere, organizza ricerche, risponde ai messaggi, filtra informazioni. E proprio perché è già dentro la routine, conta molto il modo in cui viene raccontata.
Meta sembra aver puntato su una strategia che cerca di abbassare le difese del pubblico: immagini evocative, tono emotivo, promessa di semplicità. Ma l’uso di un brano legato all’idea di un mondo che finisce introduce una nota ironica, quasi involontaria, che sposta il senso del messaggio. In un periodo in cui la fiducia verso l’intelligenza artificiale resta una delle grandi partite aperte, anche la scelta musicale diventa parte della conversazione.
La campagna mostra quanto la comunicazione tech oggi non si giochi solo sulle funzioni del prodotto, ma anche sulla percezione emotiva che riesce a costruire. E in piena estate, quando gli utenti sono più distratti ma anche più esposti a contenuti brevi e immediati, il contrasto tra immagine e musica può trasformarsi in un dettaglio memorabile. O, al contrario, in un piccolo corto circuito narrativo.
In ogni caso, il risultato è chiaro: Meta vuole presentare la propria AI come qualcosa di utile, accessibile e quasi quotidiano. Ma la canzone scelta ricorda che la tecnologia non vive mai solo di entusiasmo. Anche quando prova a rassicurare, porta con sé interrogativi che restano sullo sfondo, come un ritornello difficile da ignorare.