Nel pieno dell’estate milanese, con i weekend che si riempiono di partenze, voli low cost e rientri rapidi dopo una serata all’aperto, torna al centro il tema dei carburanti sostenibili per l’aviazione, i cosiddetti SAF. Un dossier che riguarda da vicino anche Milano, città abituata a vivere gli aeroporti come snodo quotidiano per lavoro, turismo e collegamenti internazionali.

Il punto emerso dal confronto rilanciato da Adnkronos Economia è semplice: entro il 2030 il potenziale nazionale di SAF potrebbe restare contenuto, almeno rispetto alla crescita attesa della domanda nel trasporto aereo. Una prospettiva che riporta l’attenzione non solo sulla capacità produttiva, ma anche sulla necessità di una strategia coordinata a livello europeo. Senza regole comuni e investimenti stabili, il rischio è che la transizione energetica del settore proceda a velocità diverse tra Paesi e operatori.

Per Milano e il suo hinterland il tema non è astratto. L’area metropolitana vive di mobilità internazionale, di turismo urbano e di viaggi business che si intrecciano con l’economia locale. Nei mesi estivi, quando molti milanesi scelgono di partire e la città accoglie visitatori attratti da musei, rooftop, concerti e appuntamenti serali, l’impatto ambientale dei voli torna a essere parte della discussione pubblica. I SAF vengono spesso indicati come una delle soluzioni per ridurre le emissioni del comparto, ma la loro diffusione dipende da filiere industriali, disponibilità di materie prime e costi ancora superiori ai carburanti tradizionali.

Secondo il ragionamento riportato nel dibattito, il nodo principale non è soltanto tecnologico. Serve infatti un coordinamento tra politiche industriali, regolazione europea e incentivi capaci di dare certezze agli investimenti. In assenza di una cornice chiara, le compagnie e i produttori faticano a programmare su scala ampia, mentre il mercato continua a chiedere soluzioni compatibili con obiettivi climatici sempre più stringenti.

Per una città come Milano, che negli ultimi anni ha rafforzato la sua vocazione internazionale e il legame con i grandi flussi di mobilità, questa partita è tutt’altro che marginale. I collegamenti aerei incidono su turismo, fiere, servizi e attrattività economica. Allo stesso tempo cresce l’attenzione dei cittadini per scelte più sostenibili, soprattutto in un periodo in cui si privilegiano mezzi di trasporto integrati, soggiorni brevi e vacanze a impatto ridotto.

Il punto, allora, è trovare un equilibrio tra la necessità di continuare a volare e l’urgenza di rendere il volo meno emissivo. I SAF sono una delle risposte possibili, ma per trasformarli da promessa a soluzione diffusa servono scala industriale, prezzi sostenibili e una domanda capace di reggere il passaggio. È su questo terreno che si giocherà una parte importante della transizione verde del trasporto aereo nei prossimi anni.

Per chi parte da Milano in questi giorni, il tema può sembrare lontano dal gate di un aeroporto. In realtà riguarda il costo ambientale di ogni viaggio, la qualità dell’offerta futura e la capacità del sistema europeo di accompagnare la mobilità senza rinunciare agli obiettivi climatici.

Per approfondire: https://www.adnkronos.com/economia/trasporto-aereo-chiaramonti-politecnico-torino-al-2030-potenziale-nazionale-per-saf-limitato_3tkqBrDZrpWwA1EUnUgp63