La partita dell’auto europea si gioca sempre più sulla transizione elettrica, e per Stellantis il dossier industriale resta centrale anche per Milano e il suo hinterland, dove la filiera della componentistica, della logistica e dei servizi collegati guarda con attenzione alle scelte dei grandi gruppi. Nel giorno in cui il caldo di luglio spinge verso vacanze e mobilità più flessibile, il messaggio arrivato dal tavolo al Mimit va letto anche in chiave economica: non si tratta solo di nuovi modelli, ma di come tenere insieme produzione, occupazione e competitività in una fase delicata per tutto il settore.

Secondo quanto riferito da Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, a Pomigliano d’Arco entro il 2028 arriverà la piattaforma E-car, una delle novità più rilevanti del piano strategico del gruppo. Con questa architettura industriale lo stabilimento campano dovrebbe accogliere tre nuovi modelli, in una prospettiva che punta su vetture compatte, elettriche e costruite in Europa. Il richiamo alla produzione “made in Europe” non è secondario: per l’industria italiana significa difendere valore aggiunto, competenze e forniture locali in un mercato che cambia rapidamente.

Il tema, in questa fase, è doppio. Da un lato c’è la necessità di accelerare sulla mobilità a zero emissioni, soprattutto in un’estate in cui città come Milano sperimentano con più forza il bisogno di mezzi efficienti, meno inquinanti e adatti a spostamenti brevi. Dall’altro c’è il nodo della dimensione industriale: l’auto elettrica richiede investimenti, riconversione delle linee e una rete di fornitori capace di adattarsi a standard produttivi nuovi. È qui che il ruolo della filiera diventa decisivo, anche per molte imprese lombarde che lavorano per il comparto automotive.

Nel corso dell’incontro al ministero, Cappellano ha richiamato anche il lavoro in corso su Cassino, dove il piano industriale dovrebbe essere definito entro l’anno. Un orizzonte che conferma come Stellantis stia cercando di mettere ordine in più stabilimenti italiani, con un approccio che intreccia scelte tecnologiche e sostenibilità economica. Per il sistema produttivo nazionale, e non solo per i territori direttamente coinvolti, la vera domanda è se il passaggio all’elettrico riuscirà a tradursi in volumi, stabilità e prospettive di medio periodo.

Per Milano il tema non è affatto lontano. La città vive in questi mesi una stagione di maggiore mobilità serale, tra eventi all’aperto, turismo urbano e spostamenti distribuiti nell’arco della giornata. In questo contesto, la domanda di auto più piccole, efficienti e meno impattanti si intreccia con il dibattito su aria, traffico e qualità della vita. Le scelte dei grandi costruttori incidono infatti anche sulle abitudini di acquisto delle famiglie e delle flotte aziendali, oltre che sull’indotto che gravita attorno al capoluogo lombardo.

Il punto, per il governo industriale del settore, resta quello di evitare una transizione sbilanciata: accelerare sull’elettrico senza perdere pezzi della produzione e senza lasciare indietro i lavoratori. Per questo il tavolo al Mimit viene osservato con attenzione da chi, a Milano e in Lombardia, segue da vicino l’evoluzione dell’auto come termometro della manifattura italiana. In un’estate che invita a guardare al futuro con pragmatismo, il segnale lanciato da Stellantis è chiaro: la sfida non è più rinviabile, ma il suo esito dipenderà dalla capacità di trasformare annunci e piani in linee produttive concrete.

Per approfondire: la notizia è stata rilanciata da Adnkronos Economia.