Nel pieno dell’estate milanese, tra partenze per le vacanze e voli che riempiono gli aeroporti del territorio, il tema dei carburanti sostenibili per l’aviazione torna al centro del dibattito economico e ambientale. La questione riguarda da vicino anche Milano, nodo strategico per collegamenti, turismo e attività d’impresa, in una fase in cui la domanda di mobilità cresce e con essa l’attenzione sulle emissioni.

Nel corso della presentazione di uno studio dedicato alle sinergie tra agricoltura e trasporto aereo per la produzione di SAF, è emersa con forza una linea condivisa dagli operatori del settore: senza investimenti e senza incentivi, la filiera fatica a svilupparsi davvero. È un passaggio chiave per un comparto che viene indicato come uno degli strumenti più concreti per ridurre l’impatto climatico del volo, senza rinunciare alla connettività che sostiene l’economia lombarda.

Secondo Carmela Tripaldi, direttore centrale Standard Tecnici e Operatività Aeronautica di Enac, le risorse raccolte attraverso le sanzioni previste dal quadro europeo ReFuelEU dovrebbero essere orientate in modo diretto alla ricerca e all’innovazione. L’idea è quella di trasformare un meccanismo correttivo in un acceleratore industriale, capace di aiutare lo sviluppo di tecnologie, processi e approvvigionamenti per i carburanti sostenibili.

Il punto, per il settore, non è soltanto produrre SAF, ma costruire una filiera stabile e competitiva. In Italia e in particolare in un’area come quella milanese, dove convivono finanza, logistica, manifattura avanzata e servizi legati ai viaggi, la transizione dell’aviazione può diventare un banco di prova importante per l’economia verde. La domanda non riguarda solo gli aeroporti, ma anche il sistema delle imprese chiamate a fornire competenze, materie prime, tecnologie e infrastrutture.

Lo studio presentato nell’ambito del terzo incontro del 2026 della Fondazione Pacta punta proprio a esplorare il possibile intreccio tra agricoltura e trasporto aereo. Un tema che, in prospettiva, può aprire opportunità per territori e operatori capaci di valorizzare residui, biomasse e processi industriali innovativi, con benefici sia ambientali sia economici. Per le città metropolitane come Milano, dove la sensibilità per la sostenibilità si accompagna alla necessità di restare competitive, la partita dei SAF assume un valore strategico.

In questo scenario, la questione delle regole europee è tutt’altro che teorica. Per le aziende della filiera, la certezza del quadro normativo e la disponibilità di strumenti di supporto possono fare la differenza tra sperimentazione e scala industriale. E mentre molti milanesi guardano al weekend con l’idea di partire o di spostarsi tra eventi serali, locali all’aperto e mete di breve raggio, il trasporto aereo è già chiamato a ridurre il proprio impatto senza frenare la mobilità.

La sfida, in sintesi, è duplice: accompagnare la decarbonizzazione e, al tempo stesso, costruire un segmento produttivo capace di generare valore. Per Milano e il suo hinterland, che da anni intercettano investimenti e competenze sui temi della transizione, i SAF rappresentano un capitolo da seguire con attenzione, perché intrecciano ambiente, industria e sviluppo economico.

Per approfondire: Adnkronos Economia