In un’estate milanese fatta di traffico serale, locali all’aperto, cantieri e weekend fuori porta, il tema dei rifiuti industriali può sembrare lontano dalla vita quotidiana. Eppure la filiera degli oli minerali usati racconta bene quanto l’economia circolare conti anche per una città come Milano, dove manifattura, logistica, officine e servizi muovono ogni giorno una parte importante dell’economia metropolitana.

Il messaggio che arriva dal Conou, il Consorzio nazionale degli oli minerali usati, è chiaro: il 2025 è stato un anno molto impegnativo per il settore, ma il modello italiano di raccolta e rigenerazione continua a reggere. A pesare, spiega il presidente Riccardo Piunti, è stato soprattutto l’andamento delle materie prime vergini, scese di prezzo e quindi più competitive rispetto ai prodotti rigenerati. Una dinamica che ha compresso i margini e reso più complicato lavorare lungo tutta la filiera.

Nel linguaggio dell’economia, è una questione di equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità industriale. Se il prezzo del greggio e delle basi lubrificanti si abbassa, il vantaggio economico del riciclo si riduce e le imprese che raccolgono, trattano e rigenerano gli oli usati devono assorbire più pressione. Piunti parla di una “tempesta silenziosa”, meno visibile di altre crisi energetiche, ma capace di incidere sulla tenuta di un comparto che in Italia è considerato tra i più virtuosi in Europa.

Per Milano e il suo hinterland, dove la presenza di imprese metalmeccaniche, trasporti, autoriparazioni e attività produttive è diffusa, il tema non è marginale. La gestione corretta degli oli usati evita dispersioni nell’ambiente, tutela i corsi d’acqua e riduce la dipendenza da materie prime vergini. In una fase in cui sostenibilità e competitività devono convivere, il riciclo diventa anche una leva per mantenere più solida la filiera economica locale.

La percezione pubblica, intanto, sembra andare nella stessa direzione. Dall’indagine Ipsos presentata da Legambiente emerge infatti un consenso molto ampio verso la raccolta e la rigenerazione degli oli usati, considerata un vantaggio dalla grande maggioranza degli italiani. Un segnale importante, perché l’economia circolare funziona davvero quando viene compresa non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da cittadini, imprese e amministrazioni.

Il punto, oggi, è trasformare questo consenso in un vantaggio competitivo stabile. Nel sistema produttivo milanese, sempre più attento a efficienza, innovazione e riduzione degli sprechi, la filiera degli oli usati rappresenta un esempio concreto di come un rifiuto possa diventare risorsa. E in un luglio già caldo, con la città che rallenta solo in apparenza, resta attuale l’idea che la qualità dell’economia passi anche da ciò che si riesce a recuperare.

Per approfondire: Adnkronos Economia