Il tema del reinserimento lavorativo delle persone detenute entra nel dibattito economico con un passaggio che riguarda da vicino anche Milano e il suo hinterland: in un mercato del lavoro che chiede competenze, continuità e inclusione, i percorsi di formazione e accompagnamento non sono solo una misura sociale, ma un investimento concreto per il futuro delle imprese e delle comunità.

In questo quadro si colloca l’ingresso del programma Gol nel carcere di Velletri, iniziativa sostenuta con fondi europei nell’ambito del Pnrr e presentata nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati. L’idea è quella di portare dentro gli istituti penitenziari strumenti che possano avvicinare chi è detenuto a un percorso realistico di occupabilità, dalla formazione alla costruzione di un profilo spendibile una volta terminata la pena.

Per l’economia italiana, e quindi anche per quella milanese, il punto non è solo etico. È soprattutto produttivo. Le aziende che cercano personale lamentano spesso difficoltà nel reperire addetti con competenze di base, disponibilità e affidabilità. Allo stesso tempo, migliaia di persone rischiano di restare ai margini del mercato del lavoro proprio nei mesi e negli anni in cui avrebbero più bisogno di un sostegno strutturato. Lavorare su questi percorsi significa ridurre la distanza tra domanda e offerta, e farlo in modo più inclusivo.

Milano, che vive di servizi, logistica, commercio, ristorazione e filiere legate al turismo, è una delle città in cui il tema dell’inserimento conta di più. Nei periodi estivi, quando molti settori rallentano ma altri aumentano il fabbisogno di manodopera, emerge con chiarezza quanto sia importante poter contare su bacini di lavoratori preparati e accompagnati. Il reinserimento delle persone detenute si inserisce proprio in questa logica: non assistenza astratta, ma politica attiva del lavoro.

Il programma Gol, nato per rafforzare i servizi per l’impiego e migliorare l’orientamento verso formazione e occupazione, prova così ad allargare il proprio raggio d’azione a contesti particolarmente complessi. Portare queste misure in carcere significa lavorare su competenze spendibili al termine del percorso penale, ma anche agire prima che il distacco dal mercato del lavoro diventi definitivo.

Per il tessuto economico lombardo il vantaggio potenziale è duplice. Da un lato, si amplia il numero di persone che possono rientrare in circuiti regolari e contribuenti. Dall’altro, si rafforza una cultura d’impresa più attenta alla responsabilità sociale, un tema che pesa sempre di più anche nelle scelte dei consumatori e nelle strategie di filiera. In una città come Milano, dove la reputazione di un marchio conta quasi quanto il prodotto, l’attenzione a inclusione e sostenibilità sociale è diventata parte integrante della competitività.

Non va poi trascurato l’effetto sul territorio. Un reinserimento lavorativo efficace può ridurre recidiva, fragilità economiche e costi indiretti per il sistema pubblico. È un passaggio che interessa i servizi sociali, i centri per l’impiego, gli enti di formazione e il mondo produttivo. In altre parole, un’azione pubblica ben disegnata può generare valore economico oltre che beneficio collettivo.

Nel pieno dell’estate, con il weekend alle porte e una città che alterna uffici semivuoti, turisti e lavoratori in turnazione, il richiamo di queste politiche appare ancora più concreto. Le economie urbane moderne non si reggono solo sui grandi numeri, ma anche sulla capacità di recuperare talenti e ridurre gli sprechi di capitale umano. Ed è in questa direzione che esperienze come quella di Velletri vengono osservate con attenzione anche a Milano.

Per approfondire: fonte Adnkronos