In una Milano che inizia a svuotarsi per il primo vero weekend d’estate, il tema della competitività delle piccole e medie imprese resta centrale. Tra uffici che rallentano il ritmo, imprese che pianificano le ferie e quartieri ancora attraversati da eventi serali, il dibattito economico si concentra su una domanda molto concreta: come rendere più solide le aziende italiane in una fase segnata da transizione digitale, mercato del lavoro difficile e nuove esigenze di crescita?

Da qui parte il richiamo di Federmanager a tre leve considerate decisive per il rilancio del Paese: una fiscalità più premiante per chi investe e crea valore, più managerialità a supporto delle strategie di sviluppo e un’attenzione più strutturata ai giovani talenti. Un messaggio che parla da vicino anche al tessuto produttivo milanese e lombardo, dove convivono grandi gruppi, filiere manifatturiere, servizi avanzati e una rete fitta di PMI che spesso fanno i conti con costi crescenti e margini stretti.

Il punto della fiscalità premiale va letto non solo come una richiesta tecnica, ma come un invito a orientare le scelte delle imprese verso investimenti stabili e di lungo periodo. In altre parole, premiare chi innova, forma, assume e si apre all’internazionalizzazione. Per molte aziende dell’hinterland, dove il ricambio generazionale e il passaggio di competenze sono già una sfida quotidiana, il tema è tutt’altro che astratto.

Accanto agli incentivi, però, serve governance. È il secondo pilastro indicato da Federmanager: portare più competenze manageriali dentro le PMI, soprattutto quando devono affrontare passaggi delicati come l’ingresso in nuovi mercati, la digitalizzazione dei processi o l’adattamento alle regole della sostenibilità. Milano, con il suo ecosistema di consulenza, finanza e servizi alle imprese, è uno dei luoghi in cui questo fabbisogno emerge con più chiarezza, anche tra realtà che in estate lavorano a progetti da riattivare a settembre.

Il terzo asse riguarda i giovani talenti. In una città dove università, hub tecnologici e aziende cercano profili qualificati, il rischio è perdere risorse preziose verso altri poli europei o verso contesti percepiti come più dinamici. Per questo la valorizzazione delle competenze nuove, l’affiancamento tra generazioni e percorsi più chiari di crescita interna diventano temi economici prima ancora che organizzativi. Le imprese milanesi sanno bene che attrarre persone capaci non basta: bisogna anche trattenerle.

Il richiamo al Piano Mattei inserisce poi il discorso in una prospettiva più ampia. Per il sistema produttivo lombardo, l’area mediterranea e i rapporti con i Paesi africani rappresentano un orizzonte strategico da presidiare con competenze industriali, organizzative e relazionali. Anche in questo caso, la managerialità è vista come leva per trasformare le opportunità in progetti concreti, riducendo il divario tra visione e realizzazione.

In un periodo dell’anno in cui Milano vive tra giornate calde, orari flessibili e una certa lentezza estiva, il messaggio di fondo resta molto attuale: la tenuta dell’economia locale e nazionale passa dalla qualità della guida, dalla capacità di investire sulle persone e da regole che incoraggino il rischio imprenditoriale invece di frenarlo. Per le PMI, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo, la sfida è trasformare il cambiamento in occasione di crescita e non in un ulteriore fattore di pressione.

Per approfondire: ADNKRONOS ECONOMIA