In un’estate milanese fatta di spostamenti, cantieri, servizi in movimento e consumo che non si ferma neppure a luglio, il tema della corretta gestione dei rifiuti industriali torna centrale anche per l’economia urbana. Tra questi, gli oli minerali usati rappresentano una filiera spesso poco visibile ma strategica, perché tocca officine, trasporti, logistica e impianti di trattamento che incidono sulla qualità ambientale e sulla competitività del sistema produttivo.
Secondo Riccardo Piunti, presidente del Conou, il consorzio nazionale che si occupa della raccolta e del recupero degli oli usati, l’Italia ha costruito negli anni un quadro regolatorio più articolato di quello europeo. Il modello nazionale si basa sulla responsabilità estesa del produttore, in linea con l’impostazione comunitaria, ma affianca a questo principio una rete di standard, procedure e obblighi che derivano in larga parte da norme italiane e dal lavoro accumulato dal settore nel corso di oltre quattro decenni.
Il punto sollevato da Piunti riguarda soprattutto il futuro del mercato unico. Se in prospettiva le frontiere economiche dovessero diventare ancora più fluide, avverte il presidente del Conou, una regolazione europea meno dettagliata rischierebbe di creare differenze importanti tra Paesi. Gli impianti di rigenerazione, infatti, potrebbero non garantire ovunque gli stessi livelli di qualità raggiunti in Italia, con ricadute sulla tracciabilità e sulla capacità di trasformare un rifiuto in una nuova risorsa.
Per una città come Milano, dove la filiera dei servizi è strettamente collegata ai flussi di mobilità e alle attività produttive dell’hinterland, il tema non è astratto. Officine, aziende di trasporto, imprese di manutenzione e poli logistici distribuiti tra capoluogo e cintura urbana dipendono da sistemi efficienti di raccolta e recupero. In un periodo come questo, con molti operatori che rallentano o riorganizzano l’attività per le vacanze estive, la continuità di questi servizi diventa ancora più importante.
La logica dell’economia circolare, del resto, sta diventando un fattore competitivo anche per il tessuto imprenditoriale lombardo. Ridurre gli sprechi, tracciare i materiali e investire in tecnologie di rigenerazione significa limitare l’impatto ambientale, ma anche rafforzare una filiera che genera valore da un rifiuto complesso da gestire. È un passaggio coerente con l’obiettivo di un’economia più sostenibile, tema sempre più presente nelle strategie di imprese e istituzioni locali.
Nel confronto richiamato dal Conou, che mette insieme istituzioni, imprese, enti locali e mondo accademico, emerge dunque una domanda di fondo: come armonizzare le regole europee senza perdere il patrimonio di competenze costruito in Italia? Per il sistema produttivo milanese e lombardo, abituato a competere su efficienza e qualità, la risposta passa anche dalla capacità di difendere standard elevati nei processi di recupero e rigenerazione, soprattutto nei comparti più tecnici e meno visibili al grande pubblico.
In una stagione in cui Milano vive tra lavoro, turismo urbano e serate all’aperto, la transizione ecologica continua a giocarsi anche dietro le quinte. La gestione degli oli usati è uno di quei tasselli che raccontano come l’economia circolare non sia solo un principio astratto, ma un insieme di scelte concrete che coinvolgono imprese, territori e regole del mercato.
Per approfondire: https://www.adnkronos.com/economia/piunti-conou-normativa-italiana-oli-minerali-piu-ricca-di-quella-europea_2DVf42cbJaFdzL0VrSP6o9