Nell’estate milanese, tra uffici che si svuotano a ondate e serate all’aperto che diventano il nuovo momento di socialità, la sostenibilità resta uno dei temi più osservati anche in economia. In questo quadro si inserisce la presentazione del Bilancio di Sostenibilità 2025 di MartinoRossi, redatto secondo lo standard Vsme, insieme al nuovo Piano Sostenibilità 2030, con l’obiettivo di rafforzare un percorso industriale sempre più orientato a efficienza, controllo della filiera e valorizzazione delle persone.

Il documento mette al centro alcuni risultati già raggiunti lungo più direttrici: la riduzione degli impatti ambientali, l’aumento delle materie prime provenienti da filiera controllata e una maggiore attenzione all’organizzazione interna. In particolare, tra gli elementi evidenziati dall’azienda c’è la crescita del 26% delle materie prime da filiera controllata, un dato che segnala una strategia più strutturata sul fronte della tracciabilità e della qualità degli approvvigionamenti.

Per Milano e il suo hinterland, dove il dibattito su competitività e transizione sostenibile attraversa manifattura, logistica e distribuzione alimentare, un percorso di questo tipo parla a un pubblico ampio. Non solo alle imprese, ma anche ai consumatori urbani che, soprattutto in questa stagione, guardano con più attenzione all’origine dei prodotti, all’impatto ambientale e alla capacità delle aziende di coniugare crescita e responsabilità.

Un altro passaggio rilevante riguarda il lavoro. MartinoRossi segnala infatti il riconoscimento Great Place to Work e una riduzione del 68% dei contratti in somministrazione. Due segnali che l’azienda lega a un modello più stabile di gestione delle risorse umane, con ricadute sulla qualità dell’organizzazione interna e sulla continuità dei processi produttivi.

Nel nuovo scenario economico, in cui anche le imprese lombarde sono chiamate a dimostrare capacità di adattamento, la sostenibilità non viene più letta solo come racconto valoriale. Diventa parte della strategia industriale: incide sui costi, sulla reputazione, sulla relazione con la filiera e sulla capacità di rispondere a mercati sempre più attenti a standard ambientali e sociali. Per una realtà del settore agroalimentare, questo significa misurarsi con temi concreti come la provenienza delle materie prime, l’efficienza nell’uso delle risorse e la qualità dell’ambiente di lavoro.

Il riferimento allo standard Vsme va proprio in questa direzione: un linguaggio più ordinato e comparabile per rappresentare l’impegno dell’impresa, in un momento in cui trasparenza e misurazione pesano sempre di più nelle decisioni di clienti, partner e investitori. Anche per il tessuto economico milanese, abituato a ragionare in termini di filiere e interconnessioni, la capacità di rendicontare in modo chiaro diventa un elemento competitivo.

Il Piano Sostenibilità 2030, presentato insieme al bilancio, apre così una fase nuova. Non si tratta soltanto di fotografare i risultati ottenuti, ma di fissare una traiettoria per i prossimi anni, in un contesto in cui l’industria alimentare deve tenere insieme innovazione, continuità produttiva e attenzione crescente all’impatto ambientale. Un equilibrio che, anche nel capoluogo lombardo, è sempre più parte del lessico dell’economia reale.

Per approfondire: ADNKRONOS Economia