Settant’anni dopo Marcinelle, il tema resta attuale anche per chi vive e lavora a Milano: la sicurezza nei luoghi di lavoro non è solo una ricorrenza da calendario, ma una questione che tocca ogni giorno fabbriche, cantieri, logistica, uffici e servizi. Nel ricordo della tragedia in Belgio, in cui persero la vita 136 minatori italiani, il messaggio rilanciato dal presidente del patronato Inca Cgil è chiaro: tenere viva la memoria serve a impedire che gli errori del passato si ripetano sotto forme diverse.
Per una città come Milano, cuore economico del Paese e crocevia di occupazione nei servizi avanzati, nell’edilizia e nella mobilità, questo richiamo pesa ancora di più. La crescita, infatti, non può essere separata dalla qualità del lavoro. Quando i ritmi si fanno più serrati, quando il caldo di agosto rende più faticose molte mansioni all’aperto e quando il weekend alle porte alleggerisce solo in parte la macchina produttiva, il tema della tutela dei lavoratori torna centrale.
Marcinelle, in questo senso, non è soltanto una pagina di storia dell’emigrazione italiana. È anche il simbolo di un modello economico in cui il lavoro vale meno della persona, in cui il profitto schiaccia diritti e sicurezza. Una dinamica che oggi può assumere forme diverse: appalti al ribasso, precarietà, turni troppo pesanti, formazione insufficiente, controlli non sempre adeguati. Sono elementi che incidono sulla vita quotidiana di migliaia di addetti nell’area metropolitana milanese.
Nel periodo estivo, poi, la riflessione si lega a esigenze molto concrete. Nei cantieri e nei magazzini, ma anche nei settori legati al turismo, alla ristorazione e ai servizi serali, il caldo e la stagionalità accentuano la necessità di orari sostenibili, pause adeguate e procedure chiare. È un tema che riguarda sia chi resta in città sia chi si sposta verso laghi, montagna o mare per il weekend, lasciando temporaneamente scoperti alcuni comparti e redistribuendo i carichi di lavoro.
Il richiamo alla memoria di Marcinelle invita quindi a guardare oltre la cerimonia. Ricordare, per sindacati e patronati, significa chiedere più prevenzione, più formazione e una cultura della sicurezza che coinvolga imprese, istituzioni e lavoratori. In un’area come Milano, dove l’economia corre veloce e le trasformazioni del mercato del lavoro sono continue, il rischio è che l’efficienza venga considerata più importante della protezione delle persone.
La lezione che arriva da quella tragedia è semplice e ancora attuale: il lavoro non può essere ridotto a merce. Deve restare un diritto garantito, sicuro e dignitoso. Ed è proprio su questo punto che il messaggio di memoria si trasforma in attualità economica, soprattutto in una stagione in cui si parla di ripartenza, vacanze e turismo, ma anche di condizioni reali di chi continua a tenere in piedi la città mentre gli altri si muovono verso il fine settimana.
Per approfondire: https://www.adnkronos.com/economia/marcinelle-pagliaro-inca-cgil-70-anni-di-memoria-per-evitare-che-riaccada-mercificazione-lavoro-ancora-oggi_3W9uWSSIgcntWOQfMvE0mU