In un’estate milanese segnata da lavoro ibrido, partenze per le vacanze e serate all’aperto, torna al centro un tema decisivo anche per l’economia del territorio: la competitività non si misura più soltanto sui costi, ma sulla capacità di innovare. È il messaggio che arriva da Francesco Macrì, presidente di Leonardo, intervenuto a un confronto su geopolitica, tecnologie e sicurezza, dove ha richiamato il ruolo strategico della conoscenza come leva di sviluppo.

Un passaggio che parla anche a Milano, città che da anni prova a tenere insieme manifattura avanzata, università, startup, ricerca e grandi gruppi industriali. In un contesto globale attraversato da tensioni geopolitiche, transizione digitale e nuova corsa all’autonomia strategica, la partita si sposta sempre di più su competenze, capacità di progettazione e investimenti in tecnologie ad alto contenuto innovativo.

Per il sistema economico milanese il messaggio è tutt’altro che astratto. Dalla filiera dell’aerospazio e della difesa all’indotto dell’ingegneria, fino ai servizi evoluti e ai poli della ricerca, l’area metropolitana vive di connessioni continue con i grandi temi della competitività internazionale. E in una fase in cui molte aziende cercano personale qualificato, il nodo delle competenze resta centrale: non basta attrarre capitale, serve saperlo trasformare in valore industriale e occupazionale.

Macrì ha sottolineato come Leonardo rappresenti un presidio strategico capace di contribuire all’autonomia del Paese in settori sensibili. Tradotto sul piano economico, significa rafforzare la capacità italiana di presidiare tecnologie critiche, proteggere know-how e sostenere un tessuto produttivo che non può limitarsi a inseguire i mercati, ma deve anticiparne i cambiamenti.

Questo ragionamento si inserisce bene nel dibattito che a Milano accompagna anche l’estate: come rendere più competitivo il territorio senza rinunciare alla qualità del lavoro e alla sostenibilità? Nelle imprese più avanzate la risposta passa spesso da ricerca applicata, partnership con gli atenei, digitalizzazione dei processi e maggiore integrazione tra pubblico e privato. È un percorso che richiede tempo, ma che può produrre effetti concreti su occupazione, export e attrazione di investimenti.

La riflessione è importante anche per l’hinterland, dove molte realtà industriali e logistiche cercano di aggiornarsi in fretta per non restare indietro. In un mercato globale meno legato al costo del lavoro e più alla capacità di innovare, diventa cruciale costruire reti tra imprese, centri di competenza e formazione tecnica. Ed è proprio qui che Milano può giocare un ruolo da capofila, sfruttando la sua densità di competenze e la vicinanza con uno dei più forti ecosistemi produttivi del Paese.

Nel pieno della stagione estiva, quando molti guardano a ferie e turismo, il richiamo alla conoscenza come motore economico ricorda che la crescita si costruisce anche fuori dai riflettori. Tra un aperitivo in città e un weekend fuori porta, la vera sfida per Milano resta quella di mantenere alta la capacità di innovare, perché sarà quella a determinare il posto del territorio nella competizione globale dei prossimi anni.

Per approfondire: Adnkronos Economia