In piena estate, mentre Milano rallenta tra uffici semivuoti, serate all’aperto e partenze per le vacanze, arriva un dato che sposta lo sguardo dal mare alla filiera che ruota attorno al mare: l’underwater economy italiana vale 3,5 miliardi di euro. È la fotografia offerta dal primo rapporto nazionale dedicato alla dimensione subacquea, un ambito che unisce ricerca, industria, portualità, robotica, manutenzione, sicurezza e innovazione tecnologica.

Non si tratta solo di un capitolo specialistico per addetti ai lavori. La crescita dell’economia subacquea tocca infatti settori che parlano anche alla Lombardia: dalla componentistica meccanica all’elettronica, dai sistemi di controllo alla sensoristica, fino alle competenze ingegneristiche e digitali che trovano spazio nell’area metropolitana milanese. In una città che vive di servizi avanzati e manifattura ad alto valore aggiunto, la subacquea diventa così un tassello interessante della competitività nazionale.

Il rapporto prova a mettere ordine in un ecosistema spesso raccontato in modo frammentario. Attorno alla dimensione subacquea gravitano attività diverse, accomunate da un bisogno crescente di tecnologie affidabili e specializzate. Si va dalle infrastrutture marine alla protezione degli ambienti sommersi, dalle operazioni in acque profonde ai sistemi per il monitoraggio, fino alle soluzioni che servono a rendere più sicure e sostenibili attività economiche legate al mare.

Per l’Italia, un Paese con una lunga tradizione marittima, il tema ha un peso particolare. Il rapporto sottolinea come il mare non sia soltanto turismo balneare o trasporto, ma anche una piattaforma industriale e scientifica. E in questa prospettiva l’underwater economy si lega a una filiera ampia, capace di generare valore aggiunto e di richiedere investimenti continuativi in ricerca, formazione e innovazione.

Per Milano e il suo hinterland, il collegamento è meno immediato ma molto concreto. Qui si concentrano imprese e centri di competenza che lavorano su automazione, data analysis, materiali avanzati, intelligenza artificiale e progettazione industriale. Tutti elementi che possono trovare applicazione anche nel mondo subacqueo, dove servono strumentazioni robuste, controllo remoto, affidabilità nei processi e capacità di integrare più tecnologie.

Il contesto estivo rende il tema ancora più attuale. In questi giorni, tra chi cerca refrigerio nei weekend e chi organizza vacanze sul mare o sul lago, cresce l’attenzione verso sostenibilità, qualità delle acque e tutela degli ecosistemi. Ed è proprio qui che la dimensione subacquea assume un ruolo economico oltre che ambientale: conoscere e monitorare ciò che accade sotto la superficie significa proteggere infrastrutture, biodiversità e attività produttive.

Il rapporto presentato in ambito Blue Forum 2026 si inserisce in una discussione più ampia sull’economia del mare, che comprende logistica, cantieristica, turismo, pesca, servizi portuali e nuove tecnologie. La parte “sommersa” di questa filiera, spesso meno visibile, mostra però un potenziale che punta su competenze altamente specializzate e su una domanda destinata a crescere.

Per le imprese lombarde, il messaggio è chiaro: le opportunità non stanno solo lungo la costa, ma anche nelle città che progettano, producono e innovano. E Milano, con la sua vocazione all’industria avanzata e ai servizi ad alta intensità di conoscenza, può giocare un ruolo rilevante in un mercato che ha bisogno di idee, investimenti e capacità di trasformare la ricerca in soluzioni concrete.

Per approfondire: Adnkronos Economia