Con l’autunno che riporta Milano al ritmo pieno di lavoro, scuola e spostamenti quotidiani, il tema dei prezzi resta uno dei più sensibili per famiglie e imprese. Tra affitti, trasporti, spesa e servizi, l’inflazione continua a pesare sui bilanci domestici proprio quando il rientro dopo l’estate rende più evidenti i margini sempre più stretti per molti nuclei.

In questo contesto, Stefano Caselli, professore di Finanza e direttore della SDA Bocconi, richiama l’attenzione su un punto che per l’economia italiana resta centrale: la prossima Manovra dovrebbe concentrarsi prima di tutto sulla difesa del potere d’acquisto e sulla capacità di sostenere la crescita. Una linea che, in una città come Milano, si intreccia con i costi della quotidianità e con il bisogno di tenere in equilibrio consumi, produttività e fiducia.

Il ragionamento è chiaro: se la crescita resta debole, il rischio è quello di un rallentamento ancora più marcato, fino a sfiorare livelli quasi fermi. Per Caselli, dunque, la risposta non può essere affidata solo a misure tampone o a interventi limitati nel tempo. Serve invece una strategia che guardi alla tenuta dei redditi reali e che aiuti a creare condizioni favorevoli per investimenti e occupazione.

Il nodo del potere d’acquisto, nel capoluogo lombardo, è particolarmente percepito. Milano è una città dinamica, ma anche costosa: dall’abbonamento ai mezzi alle spese per la casa, fino ai rincari che incidono su alimentari e servizi, la pressione sui conti si avverte soprattutto nei mesi del ritorno alla routine. In questa fase dell’anno, quando il weekend è spesso l’unico momento per recuperare un po’ di respiro tra commissioni e impegni familiari, ogni variazione dei prezzi entra subito nel radar dei consumatori.

Caselli sottolinea inoltre che la leva fiscale non dovrebbe limitarsi a misure simboliche. In particolare, l’idea di intervenire sulle accise viene descritta come una soluzione di breve respiro, destinata a esaurire presto i suoi effetti. Il punto, semplificando, è che alleggerimenti puntuali possono dare sollievo temporaneo, ma difficilmente cambiano la traiettoria complessiva dell’economia se non si accompagna il tutto con una spinta più strutturale alla crescita.

Per Milano e il suo hinterland, dove convivono servizi avanzati, manifattura, commercio e una fitta rete di pendolarismo, il tema riguarda anche la competitività. Quando i costi aumentano e la domanda resta fragile, imprese e lavoratori avvertono prima di altri la necessità di politiche che sostengano i redditi senza deprimere la spesa. In altre parole, la sfida è evitare che l’inflazione eroda la fiducia proprio mentre il sistema economico avrebbe bisogno di tornare a correre.

La lettura proposta da Caselli va in una direzione precisa: utilizzare le risorse disponibili per rafforzare il quadro complessivo, non per inseguire soluzioni di breve periodo. Ed è una riflessione che, nell’autunno milanese, suona concreta per chi fa i conti con un bilancio familiare sempre più attento, ma anche per le imprese che dipendono dalla domanda interna e dalla tenuta dei consumi.

In un fine settimana come questo, tra rientri, spese da organizzare e primi bilanci della stagione, la questione non è astratta. Il potere d’acquisto non è solo una formula economica: è ciò che determina quanta libertà resta alle famiglie per spendere, risparmiare e programmare. E proprio da lì, secondo l’impostazione richiamata da Bocconi, dovrebbe partire la prossima manovra.

Per approfondire: Adnkronos Economia