Nel pieno di un’estate in cui molti milanesi alternano lavoro, partenze e serate all’aperto, il confronto tra Google e l’Unione europea torna a ricordare quanto la partita digitale pesi anche sulla vita quotidiana di imprese e consumatori. Al centro c’è il Digital Markets Act, la norma pensata per riequilibrare il mercato delle piattaforme, che secondo il colosso di Mountain View starebbe però finendo per rendere meno efficaci alcuni servizi chiave come la ricerca online e Google Play.
La polemica si inserisce in un contesto già acceso: Google ha ricevuto una sanzione molto elevata da parte dell’Ue e ora sostiene che l’impianto regolatorio europeo stia producendo effetti indesiderati. In particolare, l’azienda afferma che le nuove regole rischiano di peggiorare l’esperienza degli utenti e di creare ostacoli anche per le imprese che dipendono dai servizi digitali per farsi trovare, vendere, prenotare o promuovere i propri prodotti.
Per una città come Milano, dove gran parte dell’economia locale passa da e-commerce, turismo, ristorazione, servizi professionali e mobilità, il tema non è astratto. Una ricerca meno precisa può significare meno visibilità per un negozio di quartiere, un locale in zona navigli o un hotel che intercetta visitatori in arrivo per un weekend. Allo stesso modo, qualsiasi modifica agli store digitali incide su sviluppatori, startup e aziende che usano le piattaforme per distribuire applicazioni e raggiungere clienti in tutta Europa.
Il punto di frizione è tipico delle grandi transizioni digitali: da una parte l’Europa vuole limitare il potere delle piattaforme dominanti e favorire una maggiore concorrenza; dall’altra le big tech sostengono che regole troppo rigide possano frammentare i servizi, aumentarne la complessità e ridurre la qualità per gli utenti finali. In mezzo ci sono milioni di persone che, a Milano come nel resto d’Italia, usano ogni giorno questi strumenti per orientarsi, acquistare, lavorare e muoversi.
In estate la questione appare ancora più concreta. Tra eventi serali, spostamenti verso il mare o la montagna e una forte dipendenza dalle app per prenotazioni e informazioni in tempo reale, anche piccole variazioni nell’ecosistema digitale possono avere effetti immediati. Per molte attività economiche milanesi, la visibilità online è ormai parte della stessa infrastruttura che regge negozio fisico, consegne, customer care e campagne promozionali.
Il dibattito sul Dma non riguarda quindi soltanto il rapporto tra Bruxelles e una grande multinazionale, ma il modo in cui l’Europa vuole disegnare il proprio mercato digitale. La domanda di fondo è semplice solo in apparenza: come garantire concorrenza più equa senza peggiorare la qualità dei servizi che cittadini e imprese considerano ormai essenziali?
Per Milano, città che vive di innovazione, commercio e servizi, la risposta avrà conseguenze concrete. Se il quadro regolatorio riuscirà a bilanciare apertura del mercato e funzionalità delle piattaforme, il tessuto economico locale potrà beneficiarne. Se invece prevarranno frammentazione e attriti tecnici, a farne le spese potrebbero essere soprattutto le realtà più piccole, quelle che hanno meno risorse per adattarsi rapidamente a ogni cambiamento digitale.
Per approfondire: Adnkronos Economia