Per la transizione energetica non basta inseguire una sola tecnologia salvifica. Il messaggio arrivato in questi giorni dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica va in una direzione più pragmatica: per tagliare le emissioni serve combinare strumenti diversi, calibrandoli sul settore da decarbonizzare e sul contesto industriale in cui si interviene.

Il tema è particolarmente rilevante anche per Milano, dove l’economia locale vive ogni giorno il peso della transizione: imprese energivore, mobilità urbana, logistica, aeroporti dell’hinterland e filiere produttive chiamate a ridurre l’impatto ambientale senza perdere competitività. In un’estate in cui la domanda di energia resta alta per climatizzazione, turismo e attività all’aperto, la parola d’ordine torna a essere efficienza, insieme a una maggiore diversificazione delle fonti.

Al centro del confronto c’è anche la produzione dei Saf, i carburanti sostenibili per l’aviazione, considerati uno dei tasselli su cui lavorare per abbattere le emissioni del trasporto aereo. L’idea emersa è chiara: l’obiettivo non si raggiunge con una scorciatoia unica, ma attraverso un mix di soluzioni che includa innovazione industriale, ricerca applicata, utilizzo più razionale delle risorse e nuove filiere produttive.

Per una metropoli come Milano, snodo economico e infrastrutturale del Paese, il tema ha ricadute concrete. Il sistema aeroportuale collegato alla città, la presenza di grandi operatori della mobilità e dell’energia e la forte densità di uffici e servizi fanno della transizione un banco di prova quotidiano. Qui la decarbonizzazione non è solo un obiettivo ambientale: è anche una questione di costi, investimenti e capacità di attrarre progetti industriali ad alto contenuto tecnologico.

Il punto, nel ragionamento illustrato dal Mase, è che le soluzioni vanno “trovate, perseguite e calibrate nel loro insieme”. Tradotto in chiave economica, significa evitare approcci rigidi e favorire invece una strategia che tenga insieme elettrificazione dove possibile, miglioramento dell’efficienza, carburanti alternativi e sviluppo di nuove tecnologie per i settori più difficili da decarbonizzare.

È un’impostazione che parla direttamente alle imprese lombarde, spesso alla ricerca di certezze regolatorie ma anche di percorsi realistici per investire. In particolare, nei comparti trasporti, chimica, logistica e servizi avanzati, la transizione viene letta sempre più come un processo graduale: non un cambio secco, ma una somma di interventi che devono funzionare insieme e con tempi compatibili con il mercato.

In un venerdì di luglio, mentre molti milanesi iniziano a pensare al weekend e alle prime partenze estive, il dibattito sulla decarbonizzazione ricorda che sostenibilità e vita economica non sono mondi separati. La sfida è proprio questa: mantenere attive città, imprese e infrastrutture riducendo al tempo stesso l’impronta climatica. E per farlo, almeno secondo la linea ribadita dal Mase, serve un approccio plurale, non ideologico, capace di mettere in rete ricerca, industria e politiche pubbliche.

Nel medio periodo, questa visione può aprire spazi interessanti anche per il tessuto produttivo milanese, dove università, centri di ricerca e aziende lavorano spesso a stretto contatto. Se la transizione dovrà essere concreta e misurabile, la direzione sembra già tracciata: meno soluzioni miracolose, più combinazioni intelligenti di tecnologie e competenze.

Per approfondire: Adnkronos Economia