Nel pieno del rientro settembrino, tra uffici che tornano a pieno ritmo, scuole che si preparano a riaprire e imprese chiamate a fare i conti con un autunno decisivo, il messaggio lanciato da Valerio De Molli arriva con un tono preciso: meno pessimismo, più capacità di leggere i punti di forza del progetto europeo.
Il managing partner e amministratore delegato di The European House-Ambrosetti, aprendo il forum di Teha Group, ha invitato a prendere le distanze da quelle letture che descrivono l’Unione europea solo come un sistema in declino o destinato a perdere terreno nella competizione globale. Un approccio che, secondo De Molli, finisce per indebolire il disegno comune proprio nel momento in cui servirebbero coesione, investimenti e una visione industriale più chiara.
Il ragionamento si inserisce in un passaggio delicato per l’economia del continente e, di riflesso, per Milano, città che più di altre vive di scambi internazionali, servizi avanzati, innovazione e finanza. Nel capoluogo lombardo la ripartenza dopo l’estate non riguarda solo il traffico e i calendari delle aziende: riguarda anche la capacità del sistema produttivo di leggere le trasformazioni in corso, dalle filiere al lavoro qualificato, dalla formazione alle tecnologie.
Secondo il messaggio rilanciato da Teha, l’Europa deve certamente accelerare su molti fronti per restare competitiva in uno scenario globale sempre più multipolare. Ma questo non significa rinunciare a raccontare ciò che funziona. Anzi, proprio nella fase in cui si discutono produttività, autonomia strategica, energia e innovazione, diventa centrale ricordare che il modello europeo continua a rappresentare un equilibrio tra mercato, diritti e welfare che resta attrattivo anche fuori dai confini dell’Unione.
Per Milano questo tema ha una ricaduta concreta. Le imprese che lavorano con l’estero, i professionisti che si muovono tra quartier generali e hub tecnologici, le università e i poli della ricerca sentono ogni giorno il peso della competizione internazionale. In un contesto del genere, insiste il ragionamento di De Molli, il rischio non è solo economico ma anche culturale: se prevale una narrazione soltanto catastrofista, si indebolisce la fiducia necessaria per investire, assumere e progettare il futuro.
La città, che in queste settimane torna a pieno regime dopo la pausa estiva, è un osservatorio privilegiato di questa tensione. Da un lato c’è la pressione dei costi, della mobilità, dell’organizzazione familiare e del lavoro che riparte; dall’altro c’è una rete di competenze che continua a far leva su internazionalizzazione, servizi e capacità di adattamento. È proprio qui che il richiamo a un’Europa “orgogliosamente europea”, come l’ha definita De Molli, trova una sua immediatezza anche nel quotidiano dei milanesi.
Il punto, in sostanza, non è ignorare le criticità. È evitare che la critica si trasformi in delegittimazione del progetto comune. Per questo il richiamo del manager di Teha suona come un invito al realismo: riconoscere i problemi, ma anche difendere l’idea che l’Unione possa ancora essere una leva di crescita, stabilità e competitività se affronta con decisione le sfide aperte.
In un settembre che riporta l’attenzione su lavoro, consumi e prospettive per l’ultimo scorcio dell’anno, il tema europeo torna così al centro del dibattito economico milanese. E non solo come scenario istituzionale, ma come questione concreta per imprese, famiglie e territori.
Per approfondire: Adnkronos Economia.