Nel pieno dell’estate milanese, tra uffici che si svuotano a intermittenza, turni ridotti e molte persone già proiettate alle ferie di agosto, il tema della qualità del lavoro torna al centro del dibattito europeo. A Bruxelles, la Commissione Ue ha avviato un gruppo di esperti per analizzare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e per accompagnare l’evoluzione delle regole sociali in una fase in cui automazione e digitale stanno cambiando ritmi, mansioni e competenze.

La questione riguarda da vicino anche Milano, dove la trasformazione tecnologica è già visibile in molti settori: dagli uffici dei servizi finanziari e professionali alle imprese della logistica, fino al commercio e al turismo, che in questa stagione vivono un forte ricorso a strumenti digitali per prenotazioni, assistenza clienti e organizzazione del personale. L’intelligenza artificiale promette maggiore efficienza, ma pone anche interrogativi concreti su orari, carichi di lavoro, formazione e tenuta dei diritti.

La scelta europea va letta dentro una strategia più ampia, che non riguarda solo la competitività delle imprese ma anche il cosiddetto lavoro di qualità. In altre parole, non basta capire se l’IA renderà più veloci processi e servizi: bisogna capire se produrrà occupazione più stabile, maggiore produttività e condizioni migliori per chi lavora, oppure se rischierà di aumentare pressione e precarietà, soprattutto nelle attività più esposte alla standardizzazione.

Per una città come Milano, dove l’innovazione è spesso un vantaggio competitivo, il nodo è particolarmente sensibile. Da un lato le aziende chiedono strumenti per restare al passo con i mercati internazionali, dall’altro lavoratori e sindacati guardano con attenzione ai possibili effetti su mansioni ripetitive, organizzazione dei turni e valutazione delle performance. L’uso crescente di software intelligenti nei processi interni rende infatti più sfumato il confine tra supporto tecnologico e controllo dell’attività quotidiana.

In questo scenario, il gruppo di esperti voluto dalla Commissione dovrà offrire elementi utili per orientare future norme e linee guida. Il punto non è soltanto regolamentare la tecnologia, ma anche accompagnare le imprese e i lavoratori in una transizione che richiede nuove competenze. Per il mondo del lavoro significa investire su formazione continua, aggiornamento digitale e capacità di usare gli strumenti di IA senza subirli.

Il tema è particolarmente attuale in una fase dell’anno in cui molte attività, soprattutto nei servizi e nel commercio, devono gestire picchi stagionali e riorganizzazioni temporanee. In estate, infatti, il bisogno di flessibilità aumenta, ma cresce anche l’attenzione per il benessere delle persone, tra caldo, spostamenti più lunghi e necessità di conciliare tempi di vita e tempi di lavoro. È proprio su questo equilibrio che si misura oggi la qualità del lavoro evocata da Bruxelles.

Per Milano, dove la cultura del lavoro resta un elemento identitario forte, la discussione europea rappresenta un passaggio importante. Se le regole verranno costruite con equilibrio, l’intelligenza artificiale potrà diventare un alleato per migliorare servizi, organizzazione e produttività. Se invece la transizione sarà lasciata a se stessa, il rischio è che a beneficiarne siano soprattutto i sistemi, non necessariamente le persone.

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