In un’estate milanese fatta di partenze, weekend fuori porta e serate all’aperto, i numeri della blue economy ricordano quanto il mare pesi anche sull’economia di chi vive lontano dalla costa. Secondo il rapporto citato da OsserMare, nel 2024 il comparto collegato alle attività del mare ha generato in Italia un valore aggiunto diretto di circa 79 miliardi di euro, che diventano quasi 225 miliardi se si considerano gli effetti sull’intero sistema produttivo.

Il dato, oltre a confermare la centralità del settore, mostra come la blue economy non riguardi solo pesca, portualità o cantieristica. Dentro questa filiera ci sono turismo costiero, trasporti, servizi, commercio, ristorazione, logistica e attività legate alla fruizione del litorale. In altre parole, una parte importante della crescita economica italiana passa da una rete di imprese che lavora direttamente o indirettamente sul rapporto con l’acqua.

Per Milano e il suo hinterland, la lettura è interessante perché intercetta abitudini molto concrete. In questo periodo, con il caldo che spinge verso i laghi, la riviera e le località balneari, aumentano i flussi turistici e con essi la domanda di servizi di viaggio, ospitalità e mobilità. Anche chi resta in città finisce per partecipare a questa economia attraverso prenotazioni, spostamenti, consumi stagionali e organizzazione del tempo libero.

Il peso attribuito al comparto è significativo anche dal punto di vista macroeconomico: l’11,4% del valore aggiunto prodotto in Italia è collegato, secondo il rapporto, all’insieme delle attività blu. Un risultato che segnala una filiera ormai trasversale, capace di attivare effetti a catena su manifattura, servizi e commercio. Per un territorio come quello milanese, dove molte imprese operano in settori collegati alla logistica, alla finanza e alla distribuzione, si tratta di un indicatore da leggere con attenzione.

La stagione estiva amplifica questi fenomeni. Da un lato cresce la richiesta di mobilità verso le destinazioni di mare; dall’altro aumenta l’interesse per modelli di sviluppo più sostenibili, dalle rotte meno impattanti alla gestione più efficiente dei flussi turistici. Nel dibattito economico, la blue economy viene sempre più spesso associata non solo alla crescita, ma anche alla capacità di conciliare competitività, tutela ambientale e uso responsabile delle risorse.

Per il sistema Paese, il dato rafforza l’idea che l’economia del mare non sia un comparto di nicchia, ma un motore diffuso che alimenta occupazione, investimenti e domanda interna. E in una giornata di luglio come questa, con Milano già proiettata verso le vacanze di metà stagione, il rapporto aiuta a leggere meglio anche le scelte quotidiane dei consumatori: dove andare, come spostarsi, quanto spendere e quali servizi attivare lungo tutta la filiera del turismo estivo.

Per approfondire: fonte originale Adnkronos Economia, rapporto OsserMare, centro studi Tagliacarne-Unioncamere e Blue Forum Italia network.