Nel pieno dell’estate milanese, tra chi parte per qualche giorno e chi resta in città a lavorare con il ventilatore acceso, la sicurezza digitale resta un tema tutt’altro che stagionale. Anzi: secondo la visione rilanciata da Taddeo di Oxford, il rischio informatico sta entrando in una fase nuova, in cui l’intelligenza artificiale può accelerare sia le difese sia le minacce.

Il messaggio è netto: quello che si vede oggi, tra phishing più credibili, messaggi fraudolenti sempre più personalizzati e tentativi di intrusione contro imprese e utenti, sarebbe solo una parte di ciò che può emergere nei prossimi mesi. Per questo, la cybersicurezza non può più limitarsi a inseguire l’attacco dopo che è avvenuto, ma deve cambiare impostazione, con strumenti più rapidi, modelli di prevenzione più intelligenti e una maggiore capacità di risposta.

Per Milano e il suo hinterland il tema è particolarmente rilevante. Il tessuto economico locale è fatto di piccole e medie imprese, studi professionali, retail, servizi finanziari, logistica e manifattura avanzata: realtà che lavorano ogni giorno con dati sensibili, fornitori digitali e piattaforme cloud. In un contesto così interconnesso, basta un accesso rubato o un clic sbagliato per bloccare attività, ordini, pagamenti e relazioni con i clienti.

La crescita dell’IA, poi, cambia il livello della partita. Se da un lato gli algoritmi aiutano a individuare anomalie, attacchi e comportamenti sospetti, dall’altro permettono anche a gruppi criminali di produrre truffe più sofisticate, clonare voci, scrivere email quasi perfette e sfruttare le debolezze organizzative delle aziende. Il risultato è un ecosistema in cui la tradizionale distinzione tra attacco “semplice” e attacco “avanzato” rischia di diventare sempre meno utile.

Per le imprese milanesi, il punto non è solo tecnologico ma anche organizzativo. Servono aggiornamenti costanti, autenticazioni più robuste, formazione dei dipendenti e procedure chiare per gestire incidenti e sospetti. Nei mesi estivi, quando gli uffici lavorano con organici ridotti e molte attività si svolgono da remoto, la superficie di esposizione può aumentare: dispositivi usati fuori sede, reti meno controllate e maggiore fretta nelle risposte aprono spazi agli aggressori.

Il nuovo approccio alla sicurezza, in questa prospettiva, non significa soltanto acquistare più software. Vuol dire integrare persone, processi e tecnologie. Vuol dire investire in monitoraggio continuo, verifiche sugli accessi, piani di continuità operativa e simulazioni di crisi. E vuol dire anche considerare la cybersicurezza come un costo inevitabile dell’attività economica, non come una spesa accessoria da rinviare.

Il mondo produttivo lombardo, che vive di innovazione e di relazioni internazionali, ha tutto l’interesse ad anticipare il problema. In un periodo in cui Milano alterna uffici semivuoti, turismo urbano, eventi serali e ritmi più lenti, la protezione dei sistemi informatici diventa parte della normalità quotidiana, tanto quanto la gestione dell’energia, della mobilità o dei servizi digitali per cittadini e clienti.

Per approfondire: Adnkronos Economia